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Mio figlio è omosessuale: come reagire?

Scoprire che il proprio figlio è omosessuale può accadere in modo sereno oppure provocare sofferenza. Anna Ghione, oggi molto fiera di suo figlio Alexandre, ha scoperto la sua omofobia quando ha aperto gli occhi sulla sessualità di suo figlio. Undici anni dopo si racconta con sincerità in un libro. Una testimonianza commovente, spiegata dal punto di vista di Paulo Queiroz, psicologo clinico e psicanalista.

Se un figlio è gay
© Getty Images

Non posso crederci. Sono stordita, inebetita, devastata. Mio figlio è omosessuale (…) Perché noi? Cosa ho fatto di male?”. Comincia così il racconto di Anna Ghione che nel 2002 scopre l’orientamento sessuale di suo figlio adolescente. Quest’ultimo ha invitato un amico a casa e lei è improvvisamente assalita da una collera incontenibile nel vedere suo figlio divorare con gli occhi il ragazzo di cui è perdutamente innamorato. Allora, non appena possibile, scarica questo ragazzo, che lei considera il responsabile di quella bomba, come se per “(suo) figlio si fosse tratta di un incidente”. Malgrado i diversi segnali che le aveva invitato Alessandro, che era addirittura arrivato a confidare la sua omosessualità al patrigno, Anna non aveva voluto capire. Malgrado quello che era appena successo, continuava a credere che si trattasse solo di una “crisi”, che suo figlio si sarebbe“sbloccato”, che lo avrebbe “salvato” grazie a una psicoterapia. Sebbene si fosse sempre chiesta “cosa fosse che non andasse negli omosessuali”, mai avrebbe pensato di avere una reazione simile... finché l’omosessualità non ha bussato alle porte della sua famiglia. Molto vicina a suo figlio,“non avrebbe mai immaginato che un giorno lo avrebbe rifiutato perché diverso”.

La prova del“coming-out”

Annunciare la propria omosessualità ai genitori può essere fatto in vari modi. Praticamente esistono tante ipotesi quante sono le situazioni familiari. Sebbene alcune preferiscano non dire niente, altre soffrono invece per i gesti.

A volte, “quando i rapporti familiari si basano su rappresentazioni, su ideali, il figlio può forse preferire proteggerela sua famiglia mantenendo il segreto e il non-detto. Se ritiene che l’ambiente circostante sia di larghe vedute, può iniziare a lasciare qualche traccia, invitando il suo ragazzo (o la sua ragazza) a casa. Alcuni non hanno bisogno di fare dichiarazioni ufficiali, mentre altri hanno bisogno di dirlo per mettere in chiaro le cose”, spiega Paulo Queiroz, che interviene all’interno dell’associazione Contact.

Rinunciare alla soddisfazione dei propri desideri narcisistici

In tutti quei genitori per cui questo annuncio è uno choc, però, si ritrova un interrogativo costante:“Sono responsabile dell’omosessualità di mio figlio?”. Questa domanda Anna se l’è posta immediatamente. “Oggi so perché ho negato così tanto l’evidenza: perché scombussolava la mia vita di madre (…), me lo avevano così invidiato questo figlio! Se avessi accettato la sua omosessualità, gli sguardi che si sarebbero posati su di lui sarebbero stati diversi”, racconta. Anna si sentiva“tradita” da suo figlio. Non avrebbe mai avuto dei nipotini.

I genitori devono rinunciare a questa immagine idealizzata del figlio, che è lì per soddisfare in modo narcisistico le loro aspettative. Il ruolo di un figlio è quello di colmare le aspettative dei genitori o quello di affermare la propria diversità?”, chiede lo psicanalista. Dal canto suo, Anna afferma oggi che l’amore per suo figlio era“egoista”. “Non lo amavo per quello che era davvero, ma per me stessa”, ricorda.

Tuffarsi nel proprio vissuto

Dietro questa reazione di profonda collera, Anna pensa ormai che si nascondesse in realtà una vera e propria mancanza di fiducia in se stessa. Secondo lei,“ci sono paure che ci fanno reagire così per non doverci confrontare con esse”. Desiderava mandare il figlio dallo psicoterapeuta, ma alla fine è stata lei a sdraiarsi sul divano. In questo modo ha fatto venir fuori i suoi demoni: l’abbandono delle donne da parte degli uomini della famiglia. “Volevo che lui assumesse finalmente il ruolo di marito e di padre”, analizza. Sebbene eviti di fornire soluzioni già pronte ai genitori, Paulo Queiroz li invita effettivamente a ricostruire la loro storia familiare. “Coloro che ci hanno preceduto hanno lasciato delle tracce. Ai genitori chiedo anche di scoprire quello che succedeva loro da un punto di vista incoscio, senza farli sentire in colpa”, prosegue lo psicologo. Anna si ricorderà, per esempio, che, quando era incinta di Alexandre era convinta di aspettare una femmina.

Accettare la diversità

Ci sono voluti anni ad Anna per accettare suo figlio così com’è. Passata attraverso il rifiuto, la negazione e la rabbia, ha lentamente ripreso i contatti, anche se sentiva chiaramente che qualcosa si era spezzato. Dopo un grave incidente, si è resa conto che, omosessuale o meno, “la cosa importante” con suo figlio, era stare “insieme”. In seguito ha incontrato il suo ragazzo e la sua famiglia e ha capito che gli omosessuali non formavano la comunità trincerata che immaginava. Quando suo figlio ha conosciuto difficoltà di coppia, ha preso coscienza della sua sofferenza e della sua solitudine.

In quel momento la sua omosessualità non aveva più alcuna importanza e Anna ha ritrovato il suo posto di madre. “Con la sua gentilezza e il suo rispetto per tutti questi anni, Alexandre mi ha dimostrato che si può accogliere e accettare l’altra persona anche se pensa, ama, parla, agisce e vive in modo diverso”, spiega. Di conseguenza, è lui che l’ha sempresostenuta nelle prove della vita.

Riallacciare il dialogo

Questa testimonianza, che leioggi offre agli altri genitori, la condivide all’interno dell’associazione Homogène2 al Mans (in Francia), di cui suo figlio è presidente. “Ogni genitore segue i suoi tempi. A volte occorrono loro 5 o 6 anni per accettare. I gruppi di parole nelle associazioni permettono di ascoltare altri genitori che hanno superato tappe diverse. Alcune madri che pensavano di non poter mai accettare la cosa finiscono per distinguere il proprio desiderio e quello del loro figlio. A volte i genitori sono riconoscenti verso il figlio che ha avuto il coraggio di rompere con un’ipocrisia familiare.Finiscono per creare una nuova alleanza con i loro figli e posare uno sguardo diverso sulla loro famiglia”, analizza Paulo Queiroz. Oggi molto legata a suo figlio, Anna ha avuto il coraggio di affrontare la sua intolleranza e interrogare la convenzione sociale. Lo testimonia un’ultima frase del suo libro: “Se Alexandre dovesse dirmi oggi che è eterosessuale, non lo troverei normale. Incredibile, vero?”.

 

di Paulina Jonquères d’Oriola

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25/07/2014

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