Home  
  
  
    La femminilità ereditata
Cerca

Genitori e figli
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

La mamma e la filiazione della femminilità

La femminilità non è una cosa semplice. Da ragazzine, la si esplora con l’aiuto della propria madre, prima di trovare la propria dimensione in una separazione simbolica e strutturante durante l’adolescenza. Tante tappe in cui la mamma gioca un ruolo fondamentale!

La femminilità ereditata
© Getty Images

All’interno dell'ambiente famigliare, una ragazzina ha molte possibilità di sentirsi dire da sua madre: “Quando sarai una donna…”, senza capire esattamente di cosa si tratta. Poi questo “famoso” momento arriva. Durante la pubertà, sin dall’arrivo delle prime mestruazioni, avrà sicuramente diritto a un “adesso sei una donna”, senza però che il velo del mistero sulla sua femminilità venga sollevato.

In un’opera consacrata alle relazioni madre/figlia, la psicanalista Malvine Zalcberg evidenzia la strada che la ragazzina dovrà percorrere perché questa attribuzione di femminilità assuma finalmente un senso. Una strada resa più o meno facile dalla madre.

Il pudore: una trasmissione inconscia

Nonostante i progressi sul fronte dell’uguaglianza uomo/donna, Freud ha lasciato nella nostra psiche una forte impronta che la psicanalista Malvine Zalcberg ha sviluppato. Secondo la sua teoria della castrazione, l’ineluttabile assenza di fallo comporta una mancanza, che bisogna assolutamente “coprire”. Tale è il senso che si attribuisce al pudore, una caratteristica principalmente femminile, la cui finalità è in pratica nascondere il corpo della donna, o una parte di esso. È anche il motivo per cui dalla donna si esige che coltivi questo mistero, perché rimanga oggetto di desiderio.

In apparenza, i codici cambiano con una società più esibizionista, che anzi brandisce l’impudicizia come simbolo di una femminilità libera. In realtà, invece, la femminilità resta ancora un enigma da scoprire, trasmessoci sempre dalle nostre madri. E in una società occidentale caratterizzata da un’impronta maschile (con i suoi spazi riservati, quei diritti sociali da conquistare…), non è semplice trasmettere l’essenza di una femminilità, ancora largamente repressa.

Una ricerca segreta, necessaria all’esplorazione dell’universo femminile

Il bisogno di penetrare l’universo femminile della madre è naturale in una ragazza. Induce a frugare segretamente nei cassetti, negli armadi o in qualunque altro posto riservato alla madre che ci tiene suoi effetti personali. Profumi, vestiti, gioielli... sono tutti elementi che provocano il suo interesse per l’enigmatico mondo femminile. Secondo Malvine Zalcberg, “la cosa migliore, per la madre, è accompagnare il gusto e l’interesse della bambina per le sue cose, così come il modo in cui utilizza tali oggetti. Incoraggiarla a una certa forma di civetteria, ponendo al tempo stesso alcuni limiti, è strutturante”.

Questo, tuttavia, non sempre è possibile. Alcune madri non hanno vissuto l’esperienza della loro femminilità e non coltivano questo gusto attorno all’universo “femminile”. Succede anche che la bambina riattivi delle rivalità tra sorelle... Tutti elementi che confondono la strada verso la femminilità della ragazzina.

L’adolescenza: porre dei limiti

I primi anni insieme, quando è possibile, sono fonte di delizia... Ma le trasformazioni sono inevitabili. Più tardi la ragazza cercherà di distinguere il suo corpo da quello della madre. Il suo nuovo obiettivo? Appropriarsi della sua femminilità e accedere al suo corpo, quello che accende il desiderio di un uomo. Occorrerà inoltre che superi ciò che Freud chiama “la catastrofe” della separazione dalla madre. Una ragazza può infatti trovare difficoltà a staccarsi dalla sicurezza materna, che cercherà allora inconsciamente nelle sue relazioni.

La psicanalista Malvine Zalcberg è formale: “Per aiutare la propria figlia, la madre deve essere pronta a vivere il lutto della perdita del corpo infantile della sua bambina, quando quest’ultima diventerà una donna”. È soprattutto durante l’adolescenza che la ragazza avverte il desiderio di non essere più la figlioletta di mamma, in modo da poter divenire lei stessa una donna.

L’attuale fenomeno del “giovanilismo” può complicare questo processo, soprattutto quando la madre non dimostra i suoi anni. In realtà, perché la ragazza possa esistere, ciò che è importante è che siano entrambe differenziate.

Se la madre è a disagio con la sua femminilità

La femminilità non è una cosa semplice e sono ancora molte le donne/madri a disagio con essa. Da qui una difficoltà a trasmetterla. Tuttavia, basta un semplice permesso per aprire la porta alla fioritura delle loro figlie. La chiave: autorizzarla ad avere altri modelli oltre a lei. Modelli che non devono necessariamente essere quelli vantati dalla nostra epoca. La psicanalista France Schott-Billmann, autrice di un’opera consacrata al femminile dell’essere, fornisce alcune indicazioni. “Se la società ci propone l’esibizionismo, torniamo invece all’intimità. Interiorizzarci potrebbe farci riavvicinare all’essenza del femminile”.

In pratica, una volta adulte, occorre sviluppare la presenza a sé, prendere i propri tempi di controcultura, allontanare l’utilitarismo per tornare a commuoversi, a poetizzare il mondo e sentirsi così collegate ai cicli naturali. La femminilità aumenta esplorando se stesse!

Catherine Maillard

Commenta
08/02/2013

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Momento di malinconia o depressione?

Test psicologia

Momento di malinconia o depressione?