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Maltrattamento: si possono perdonare i propri genitori?

Segreti di famiglia, violenze, menzogne… tutte le famiglie conoscono problemi e talvolta anche drammi. Ma come poter riconoscere le situazioni anormali quando si è bambini? Come conciliare l'amore per i propri familiari, prevenendo nel contempo le situazioni di maltrattamento? E soprattutto, come perdonare? Queste sono solo alcune delle domande al centro del lungometraggio dal titolo "Pardonnez-moi" (2006) della giovane attrice, sceneggiatrice e regista francese Maïwenn Le Besco.

Perdonare un maltrattamento
© Jupiter

"Perdonatemi" (titolo originale "Pardonnez-moi") è il primo film di Maïwenn.
Decisamente autobiografico, questo lungometraggio racconta la storia di Juliette, che approfitta della sua condizione di gravidanza per girare un film sulla sua famiglia.
Durante le riprese, vengono alla luce segreti fino a quel momento rimasti nascosti e questo rappresenterà per la protagonista l'occasione di chiedere a suo padre di giustificarsi dei maltrattamenti che le ha inflitto.

Un bambino senza punti di riferimento

"La prima difficoltà quando si è bambini è capire che la situazione non è normale", afferma Maïwenn. Infatti, è difficile rendersi conto che quando uno dei genitori ti infligge ripetute correzioni, ti faccia subire, in realtà, dei soprusi… non è una situazione normale. Infatti, i bambini non hanno altri punti di riferimento, non si rendono necessariamente conto e talvolta li confondono con gesti d'amore. "E per alcuni bambini, meglio subire violenza che indifferenza", sostiene la Dr.ssa Dominique Frémy, neuropsichiatra infantile.

Da sottolineare a riguardo, l'iniziativa condotta dall'associazione "Enfance et partage", che ha pubblicato un CD-Rom di gioco con l'intento di spiegare ai bambini quali sono i loro diritti e i migliori strumenti che hanno a disposizione per reagire in caso di maltrattamento.

La difficoltà di dare l'allarme

Eppure, anche quando un bambino riconosce una situazione come anormale, è conteso tra l'amore per il genitore e il dolore che prova. Spesso il suo istinto gli suggerisce di proteggere i suoi genitori, come racconta Maïwenn: "La prima volta è stata una maestra di scuola a vedermi coperta di lividi e a denunciare la situazione. Mio padre era venuto a prendermi a scuola in lacrime, chiedendomi perché avessi parlato. E in quel momento, ho odiato la maestra che aveva fatto piangere mio padre". I bambini sono presi in un'ambivalenza e non vogliono mettere in discussione i loro genitori.

"Questo è ciò che rende estremamente difficile la prevenzione", sottolinea la Dr.ssa Frémy. Infatti, nessuno vuole odiare i propri genitori…

Il lungo cammino verso il perdono

Crescendo, i bambini hanno reazioni diverse in funzione della loro resistenza: relegano i ricordi in fondo alla memoria, tagliano i ponti con la famiglia, e così via… Ma i problemi riemergono comunque in una forma o in un'altra. "Spesso, è proprio nel momento in cui vogliono fondare una famiglia che le vittime di maltrattamenti avvertono l'urgenza di capire, è quando desiderano avere un bambino che intendono ricostruirsi", ribadisce la Dr.ssa Frémy. Spesso i bambini non sono a chiedere provvedimenti contro chi li maltratta, ma il riconoscimento degli atti compiuti contro di loro. Questo è quanto sostiene Maïwenn: "Ciò che conta veramente è che l'errore dell'altro sia riconosciuto tale, senza che si arrivi necessariamente al perdono o all'esecuzione di procedimenti giudiziari".

Interrompere il circolo vizioso

Si dice, spesso, che i genitori che maltrattano i figli siano stati a loro volta picchiati quando erano bambini. Ma non è possibile evitare questa coercizione a ripetere? "Non ho mai picchiato mia figlia", dice Maïwenn, "ma c'è stato un momento in cui sono stata molto dura con lei, fino al punto che lei mi ha detto: "Mamma, mi fai paura". Lì ho capito che rischiavo di ripetere ciò che avevo vissuto, anche se in modo diverso.
Infatti, non bisogna illudersi: quando si è vissuto un'infanzia violenta, il rischio che si corre è proprio quello di ripetere la stessa esperienza. Diventa, quindi, importante parlarne per esorcizzare in questo modo la violenza che si porta dentro".

E, proprio come nel caso di Maïwenn, anche se non è sempre possibile perdonare, è almeno possibile capire e ricostruirsi per vivere la propria storia personale con i figli.
Alain Sousa

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04/05/2010

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