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L’enuresi secondaria: quando un adolescente ricomincia a fare pipì a letto...

Mentre la maggior parte dei genitori combatte per far smettere il proprio bambino di 4 anni di fare pipì a letto, altri sono confrontati con lo stesso problema… con il loro figlio adolescente! Perché un ragazzo fa ancora o ricomincia a bagnare il letto? Come aiutarlo a gestire questa enuresi secondaria? Il Dott. Christophe Philippe, pediatra ed esperto di enuresi e disturbi della minzione, ci aiuta a fare un po’ di chiarezza.

L’enuresi secondaria
© Getty Images

L’enuresi secondaria, ovvero il ricominciare a fare pipì a letto quando si era ormai“puliti”, ha in genere cause di ordine psicologico più che fisiologico. Per aiutare un ragazzo adolescente che riprende a bagnare il letto, inizia con il lasciar gestire a lui la sua enuresi... come un adulto!

Le cause dell’enuresi secondaria

Gli adolescenti e i genitori di adolescenti siano rassicurati: l’enuresi può comparire a qualsiasi età, anche in da adulti. Guardando le statistiche, è possibile notare che l’enuresi riguarda il 3% degli adolescenti e l’1% dei ragazzi di 18 anni. Secondo il Dott. Philippe, tuttavia, queste cifre sono da prendere con le pinze perché gli ultimi studi apparsi sull’argomento sono o obsoleti o poco rigorosi. Secondo il medico, in mancanza di dati più recenti, è preferibile affidarsi all’esperienza clinica degli esperti in questione.

Nella maggior parte dei casi, l’enuresi compare in seguito a un evento angosciante o traumatizzante. Ma senza arrivare alle situazioni estreme dei soldati colpiti da stress post-traumatico, un semplice periodo o evento ansiogeno (esami, divorzio dei genitori, malattia di una persona cara) possono spiegare perché un ragazzo si metta o si rimetta improvvisamente a bagnare il letto.

Teo, figlio unico di 15 anni, con il padre che ha sofferto a sua volta di enuresi fino all’età di 8 anni, ne sa qualcosa: “Sono riuscito ad avere il controllo della vescica di notte solo intorno ai 7 anni. A 5 anni un pediatra aveva già stabilito, dopo una visita, che si trattava di un problema di natura psicologica e che “sarebbe potuto succedere ancora”. Due anni fa ho ricominciato a bagnare il letto. Ho consultato un urologo che non ha riscontrato di niente di anomalo ed è solo quando sono andato dallo psicologo che ci siamo resi conto che l’enuresi era tornata da quando mia madre aveva ricominciato a lavorare all’estero e a fare trasferte professionali della durata di 2 settimane”.

Una presa di coscienza fondamentale nella lotta contro l’enuresi. Il Dott. Philippe, che esplora da molti anni questo campo, afferma: “Non me ne vogliano alcuni colleghi,ma l’enuresi non va considerata una malattia! Spesso nasconde un motivo da decifrare caso per caso. L’adolescente deve capire che è padrone del proprio corpo e di ciò che esso esprime, non bisogna assolutamente fargli credere che solo la magia di un farmaco sistemerà tutto”. Secondo l’esperto, in questa fase della vita, il miglioramento passa prima di tutto attraverso il dialogo, e in particolare attraverso l’ascolto.

Come si cura l’enuresi secondaria?

In caso di enuresi secondaria (quando si ricomincia a bagnare il letto dopo che il problema era stato superato), conviene sempre escludere una malattia di cui l’enuresi potrebbe essere il primo sintomo: diabete mellito, infezione urinaria, malattia renale... In questo caso, è molto raro che il ragazzo non abbia problemi d’incontinenza anche durante la giornata: bisogno frequente e/o impellente di urinare, perdite vere e proprie... Altrimenti il Dott. Christophe Philippe è chiaro: “Quando un adolescente ricomincia a fare pipì a letto senza avere nessun disturbo urinario durante il giorno, il problema ha a che vedere più con la sua psiche e con il suo sonno che con il suo apparato urogenitale”. Se non gli viene diagnosticato nessun problema di salute, ci si può dunque affidare solo alla seguente interpretazione: l’enuresi spesso è “solo” la manifestazione somatica fisica di uno stato ansioso. Inutile però immaginare subito eventi tragici perché la ripresa dell’enuresi molto spesso coincide con circostanze piuttosto banali come… l’adolescenza stessa.

Giulia, mamma di due figlie enuretiche di 7 e 13 anni, conferma:“Maria, mia figlia maggiore, ha ricominciato a fare pipì a letto all’età di 11 anni. Abbiamo così rifatto lo stesso percorso di quando aveva 5 anni (urologo che non ha riscontrato niente di anormale) prima di sentirci dire dallo psicologo infantile che era un problema correlato alla crescita e alla pubertà, un modo per lei di mantenere un legame con la sua infanzia.” Il Dott. Philippe ricorda poi, sorridendo, l’enuresi dei maschi, molto preoccupati per… le loro prime esperienze sessuali! Da qui l’importanza di una risposta adeguata, per esempio una terapia psicologica, a condizione tuttavia che sia il ragazzo stesso a prendere questa decisione o che, comunque, la accetti di buon grado in modo da impegnarsi seriamente, senza “andare dallo psicologo solo per far piacere ai genitori”. La soluzione può venire anche da una terza persona di fiducia, come una zia o un padrino, che potranno rispondere alle domande fonte della sua angoscia.

Questo può realizzarsi anche grazie alle medicine dolci – sempre che sia l’adolescente a scegliere –, anche se il Dott. Philippe preferisce mettere in guardia contro“alcuni ciarlatani che vendono sogni al ragazzo facendogli credere che sono loro che guariranno quella che essi considerano una malattia”.

Enuresi: aiutare un figlio adolescente... facendogli gestire da solo la situazione

Dopo una terapia psicologica, Maria e Teo hanno entrambi messo un termine alle sedute e “deciso” di pazientare un po’ prima di ricominciare. Nel frattempo continuano a portare protezioni adatte alla loro età. Una decisione che sorprende...

È quello il punto debole. Affinché il ragazzo enuretico “stia meglio” e smetta di bagnare il letto, occorre che sia lui a trovare l’interesse e la motivazione. Non basta semplicemente identificare, risolvere o almeno capire il fattore scatenante della sua enuresi; il ragazzo deve comprendere che smettere dipende solo da lui. Il Dott. Philippe ritiene che il lavoro più importante si fa in un contratto stipulato tra l’adolescente e i suoi genitori, e soprattutto che urge responsabilizzarlo nella gestione della sua enuresi:“Quando vedo un adolescente enuretico la cui madre gli ricorda tutte le sere di andare a fare pipì prima di andare a dormire e di bere meno la sera, rimango esterrefatto! Non solo l’adolescente è grande e deve capire che sta a lui occuparsi del problema,in più si tratta della sua sfera intima: le sue pipì riguardano solo lui, non più la madre”.

Quanto alle protezioni, soluzione pratica per molti medici e psicologici, meglio evitarle a casa e usarle solo quando si trascorre la notte fuori. Ma, per alcuni genitori, come nel caso di Giulia, questo discorso non funziona: “Maria bagna il letto tutte le notti, facendo anche più volte pipì, e adesso ci si è messa anche Monica, seguendo chiaramente l’esempio di sua sorella maggiore. Abbiamo provato molte cure per limitare la produzione di urina, senza risultato. Allora sì, metto le protezioni, altrimenti il bucato diventa ingestibile e, perlomeno, questo le consente di vivere normalmente. Mi dicono spesso che questo peggiora le cose, impedendole di fare qualche sforzo, ma non è lo psicologo che sta dietro alla scrivania a lavare tutte quelle lenzuola ogni giorno!”. È proprio da questo falso pretesto organizzativo che occorre venir fuori, secondo Christophe Philippe: ”Perché chiedere a mamma o a papà di lavare le lenzuola che siamo stati noi a bagnare? A12, 13, 14 o 15 anni, si è perfettamente in grado di capire che i genitori sono stanchi di dover gestire tutto ciò e si può imparare tranquillamente a fare il bucato! Quindi smettiamola, irritati ogni mattina, di disfare il letto di nostra figlia o nostro figlio,non entriamo più nella loro camera, oppure bussiamo prima di entrare, e lasciamo che siano loro a gestire le cose da adulti quali essi sono”.

 

E se la soluzione fosse semplicemente smettere di trattarli come bambini per far sì che spicchino meglio il volo? Il Dott. Philippe sorride:“Non dico che i genitori siano i soli responsabili, ma è anche vero che spesso è necessario rimettere ognuno al proprio posto”.

 

di Anne-Flore Gaspar-Lolliot

 

Fonti:

- Intervista al Dott. Philippe,18 febbraio 2014.

- Intervista a Giulia, 11 aprile 2014.

- Intervista a Loïc, 24 aprile 2014.

- Énurésie nocturne primaire isolée: diagnostic et prise en charge. Recommandations par consensus formalisé d’experts, D. Aubert, É. Berard, J.-P. Blanc, G. Lenoir, F. Liard, H. Lottmann (Progrès en urologie (2010) 20, 343-349) Association Française d’Urologie

- Soigner l’enfant énurétique sans en faire une maladie, Méd. Enf., 2007, 27: 139-46. Ch. Philippe, M.P. Jaby Sergent, B. Dutray, M.R. Moro, V. Rousseau Campionne

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29/07/2014
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