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Mio figlio adolescente si taglia. Cosa fare?

Alcuni adolescenti si tagliano la pelle fino a farsi sanguinare. Questo fenomeno, la scarificazione, oggi in aumento soprattutto tra le ragazze, suscita incomprensione, sconcerto e senso di colpa nei genitori. Quali sono i motivi alla base di questo gesto e come è possibile reagire per aiutare gli adolescenti a uscirne? Ne parliamo con la psicanalista francese Catherine Rioult.

Perché gli adolescenti si tagliano?
© Getty Images

La mamma di Marina arriva in seduta presa dal panico: sua figlia presenta dei tagli nell'incavo del polso e sulle cosce. "Perché mi ha fatto questo?", si lamenta. "La scarificazione è un taglio superficiale dell'epidermide che gli adolescenti si infliggono, nella maggioranza dei casi a livello dei polsi, sulle braccia, sulle cosce o sulla pancia", spiega la psicanalista Catherine Rioult1.

Scarificazione degli adolescenti: un fenomeno di cui è ancora difficile valutare la portata

Questa incisione della pelle può provocare sanguinamento e lasciare un segno indelebile sotto forma di cicatrici permanenti. Secondo alcuni specialisti, la scarificazione è una pratica a cui gli adolescenti iniziano a sottoporsi a partire dagli 11-12 anni, con particolare diffusione tra le ragazze. "All'incirca l'80% dei soggetti che si sottopone a scarificazione è composto da giovani adolescenti", dichiara la psicanalista. Il fenomeno è stato associato a diverse pratiche di marchiature fisiche, come il tatuaggio o il piercing. I professionisti sul campo notano una forte recrudescenza di questo fenomeno: si sottopone a scarificazione una percentuale compresa tra il 5 e il 10% di adolescenti. Tuttavia, è difficile fornire dati precisi, perché si tratta di una pratica che suscita vergogna e che, come tale, è spesso tenuta nascosta2.

Tradizionalmente, la scarificazione faceva parte dei riti di passaggio dall'infanzia all'adolescenza, indicava l'appartenenza a un gruppo, e veniva praticata da una persona esterna. "Si trattava di una pratica ritualizzata altamente codificata". Gli adolescenti si ispirano forse a questo rito arcaico senza saperlo e senza conoscerne il senso.

Tra pubertà e bisogno di appartenenza

Nella maggioranza dei casi, è l'impossibilità di dar voce alla propria sofferenza interiore all'origine di questa pratica. "L'adolescente è assalito da un'angoscia che non riesce a comunicare; aggredisce il suo corpo perché ha l'impressione che questa pratica lo calmi", chiarisce l'esperta. La pubertà, a causa degli sconvolgimenti fisici che produce nell'adolescente, lo rende estraneo al proprio corpo del quale il giovane cerca di riappropriarsi attraverso la scarificazione. Il dolore fisico è infatti più sopportabile del dolore psichico. Sfortunatamente, però, l'effetto di calma è di breve durata. "A questa pratica può anche essere associato il bisogno di autopunirsi, soprattutto nelle ragazze", aggiunge Catherine Rioult. Quando non si amano o pensano di non essere amabili, è facile che le ragazze indirizzino questa negatività contro loro stesse e che si infliggano un dolore, tale e tanto è il senso di vergogna che provano.

Tra le cause responsabili, il bisogno di appartenenza. Al disturbo identitario di cui soffre l'adolescente, la scarificazione offre la possibilità di appartenere a un gruppo. A tale proposito, gli effetti di Internet su questo fenomeno non sono trascurabili. Questo comportamento a rischio è sempre più manifesto su Internet, dove sempre più adolescenti sofferenti esprimono sulla Rete il loro malessere. "Un'iniziativa che può sembrare positiva. Ciò che lo è meno, è l'effetto di emulazione che possono suscitare questi siti", avverte Catherine Rioult. Infatti, gli adolescenti pubblicano commenti online su "come praticare la scarificazione" e a volte postano addirittura dei video. Insomma, altrettanti elementi che possono stimolare alcuni giovani a passare all'atto pratico, quando magari da soli non lo farebbero.

Smarrimento e senso di colpa dei genitori di fronte alla scarificazione dei figli

Per le madri, scoprire che i figli si scarificano è pressoché insopportabile. "Hanno l'impressione di vivere questa automutilazione sulla loro pelle", spiega la psicanalista. È molto doloroso per queste madri e le reazioni che hanno sono spesso inadeguate di fronte a ciò che ritengono essere un comportamento autolesionista. Alcuni genitori possono invece interpretarlo come una provocazione. Altri rimangono raggelati, sconcertati del fatto che capiti proprio a loro, mentre altri ancora sono sopraffatti da angoscia che trasmettono al figlio, a cui non è di alcun aiuto avvertire anche l'angoscia del genitore insieme alla propria. "La scarificazione è il modo attraverso cui l'adolescente cerca di comunicare. Sta tentando di dar voce a un malessere interiore che non è in grado di esprimere", spiega Catherine Rioult. È importante farsene carico in tempo per evitare che il problema assuma proporzioni ben più grandi.

La soluzione: stimolare il dialogo con i propri figli

"Riprendi il controllo di te, indipendentemente da ciò che provi", suggerisce la psicanalista. Il suo consiglio? Trova il momento giusto per intavolare una discussione, iniziando a parlare di argomenti futili. Poi, digli che ti sei accorta dei suoi tagli e che vorresti parlarne un po'. Digli che sei preoccupata per lui e chiedigli come puoi aiutarlo. "Evita soprattutto di proiettare la tua angoscia su di lui e di esordire con frasi come: Perché mi hai fatto questo?". Avviare il dialogo non sarà certo facile, perché tuo figlio ha un atteggiamento contraddittorio: se da un lato, infatti, lancia una richiesta di aiuto, dall'altro si sta rendendo autonomo e deve separarsi da te.

In un secondo tempo, "è necessario rivolgersi a uno psicologo, perché tuo figlio ha bisogno di una terza persona che non lo giudichi e che non lo faccia sentire in colpa", consiglia Catherine Rioult. Lo psicologo lo aiuta a elaborare ciò che gli sta accadendo e gli restituisce una visione strutturata della fase di transizione che sta attraversando. Di fronte a questo tipo di comportamento a rischio è importante non farne un dramma. Ricorda che questo comportamento è temporaneo e che non durerà. Ciò che conta di più è accogliere la sua richiesta di aiuto e accompagnarlo. L'adolescenza continua a essere una fase critica della vita, soprattutto in un'epoca in cui mancano punti di riferimento.

 

Catherine Maillard

Fonti: Inserm 2001. Les élèves à l'infirmerie scolaire. Identification et orientation des jeunes à haut risque suicidaire.
1 - Catherine Rioult è psicologa clinica e psicanalista. Da una decina d'anni ha avviato laboratori di scrittura per adolescenti che praticano la scarificazione e coordina gruppi di ascolto per genitori di adolescenti in difficoltà, alla “Ecole des parents”, e per educatori nella regione Île-de-France.
2 - È stato realizzato uno studio in 21 plessi scolastici (scuole medie e istituti superiori) nel dipartimento francese della Gironda (Aquitania). La ricerca è stata condotta su un campione di infermerie scolastiche a cui si rivolgono spesso i giovani in difficoltà. Dallo studio è emerso che il 21% dei ragazzi e il 27% delle ragazze hanno dichiarato di essersi fatti male volontariamente.

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05/02/2014

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