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Sottomissione femminile: trovare l'equilibrio nella coppia

Oggi, la sottomissione della donna non rappresenta un comportamento valorizzante per il gentil sesso. Eppure, consapevolmente o meno, sono molte le donne ad assumere questo atteggiamento nella vita di coppia. Tralasciandone le origini socio-culturali, la sottomissione femminile attiene soprattutto alla sfera dell'intimità di coppia e della psicologia degli individui. Come si traduce questa sottomissione nella vita quotidiana? Come si spiega? E soprattutto, è possibile rompere tale schema e trovare un nuovo equilibrio? Le risposte di Jacques Salomé, psicosociologo, e Caroline Kruse, consulente coniugale.

La sottomissione delle donne
© Getty Images

"A casa è sempre stata mia mamma a occuparsi di tutto. Non ha mai chiesto il nostro aiuto, convinta che lo avremmo fatto male se ce ne fossimo occupati. E devo ammettere che questo suo atteggiamento ci faceva anche comodo. Interpretava fino in mondo il ruolo di "mamma" che si sacrifica e mio padre coltiva ancora questo suo comportamento. Allo stesso tempo però, è chiaro che mia mamma soffre di una mancanza di fiducia in se stessa; chiede sempre infatti il parere di mio padre prima di prendere una decisione. Quando parliamo dei più svariati argomenti, mio padre tende a sminuirla, sebbene mia madre sia una donna intelligente che ha concluso brillantemente i suoi studi, anche se non ha mai lavorato", racconta Nicola, 23 anni.

Una sottomissione dalle molteplici sfaccettature

Questa testimonianza è uno dei tanti esempi di sottomissione. "Tra la sottomissione subita e quella voluta, intercorrono una serie di modalità relazionali che comportano, ad esempio, una sottomissione apparente, che nasconde in realtà un controllo e una posizione di potere sul partner", spiega Caroline Kruse. Jacques Salomé si spinge oltre dichiarando che questo tipo di sottomissione può "nascondere una forte aggressività repressa nei confronti del partner, che si manifesterà attraverso comportamenti volti a frustrarlo, soprattutto sul piano sessuale".

Più in generale, lo psicosociologo spiega che la donna sottomessa è colei che si lascia definire dai desideri, dalle paure, dalle esigenze o dalle aspettative dell'altro, anticipandoli. Molto spesso questo atteggiamento si traduce in un abbandono totale all'altro, comportando tuttavia "vantaggi non trascurabili in termini di calma, tranquillità, comodità e assenza di conflitto", spiega la consulente coniugale.

Il tratto saliente del partner dominante in questa situazione? "Non bisogna mai dimenticare che le relazioni di potere si giocano in due e che, in una relazione dominatore/dominato, ciascuno è legato all'altro da una dipendenza reciproca", afferma Caroline Kruse.

Le origini della sottomissione

È interessante notare che generalmente sia il dominatore sia il dominato soffrono entrambi della paura dell'abbandono. "Tanto i dominatori quanto i dominati sembrano essere stati bambini "insoddisfacenti" che non sono riusciti ad appagare i desideri dei propri genitori. Il dominatore cerca quindi di guarire cambiando ruolo e identificandosi nel genitore insoddisfatto, mentre il dominato ripete incessantemente uno scenario in cui, a forza di essere sottomesso, riuscirà infine a soddisfarlo", sostiene Caroline Kruse.

Secondo Jacques Salomé, la donna sottomessa soffre generalmente di una profonda insicurezza, spesso dovuta all'incostanza dei genitori, "poco attenti alle prime esigenze di sopravvivenza nelle fasi iniziali della vita di un bambino". Ne deriva dunque "un atteggiamento infantile volto a calmare e smorzare la violenza dell'altro, ma che al contrario la scatenerà e la alimenterà", afferma la specialista.

A volte una sottomissione può essere il frutto della ripetizione di schemi familiari. Per la madre di Nicola, la relazione con il modello sembra piuttosto facile da stabilire. "Mia madre ammirava molto suo padre, che comandava ogni aspetto della sua vita. È cresciuta con un'educazione secondo cui i bambini non sono in grado di prendere loro stessi delle decisioni ", spiega l'uomo.

Certe donne, quindi, riprodurranno il modello della donna sacrificale molto apprezzato fino alla metà del XX secolo. "Sono proprio una donna da ammirare; poche donne farebbero ciò che faccio io per mio marito!", spiega Jacques Salomé. Al contrario, altre faranno l'opposto delle madri autoritarie: "lei portava i pantaloni in casa e ho visto mio padre soffrire per questo; io non sarò come lei ", prosegue lo psicosociologo

Una coppia dominatore-dominato può essere felice?

Anche se il modello era più generalizzato un tempo, la donna sottomessa, una figura retrograda come poche, esiste ancora in tutti i ceti sociali e a tutte le età. Eppure, secondo Caroline Kruse, è bene evitare di stabilire una norma. "Se si mantiene l'equilibrio, ognuno vi trova il proprio spazio, l'uno in termini di affermazione di sé, l'altro di abbandono consapevole all'altro; se così facendo si evitano le relazioni violente, perché no?", afferma. Jacques Salomé ci ricorda, infatti, che le coppie sadomaso possono andare d'accordo per molti anni.

Eppure, la nozione di felicità, sebbene singolare, è difficile da valutare. "Dipende dalle fasi di sviluppo di una persona: dalla sottomissione iniziale, si passerà a una fase di risveglio e di affermazione in cui si comincerà a vedere il partner sotto un'altra luce", spiega lo psicosociologo che crede fermamente che una relazione di coppia armoniosa possa basarsi unicamente su un'alternanza di posizioni di influenza nei diversi domini.

"Alcuni uomini non sono a proprio agio davanti a una donna sottomessa e auspicherebbero un'affermazione, una creatività e un entusiasmo maggiori. Sul piano della sessualità, ciò deriva spesso da una profonda povertà della relazione intima", spiega.

Da parte sua, Caroline Kruse mette in discussione i suoi amici che affermano di volere che la propria donna si affermi maggiormente: "senza mettere necessariamente in discussione la loro sincerità, è possibile comunque chiedersi cosa li abbia spinti nella scelta della partner e su ciò che fa loro cambiare idea al momento", aggiunge. Inoltre, "è un paradosso dire alla propria compagna: 'ti devi affermare!' Se lei non lo fa, non si conforma al desiderio del suo compagno e se invece lo fa, non si conforma comunque perché gli obbedisce!".

Infine, la consulente coniugale ritiene che questo equilibrio dominatore-dominato possa potenzialmente essere messo a rischio se viene modificato il sistema: per esempio, se una donna diventa a poco a poco autonoma riprendendo la propria attività professionale dopo che i figli sono diventati indipendenti. "Questa nuova situazione può causare un vero e proprio sgomento nel partner che non riesce sempre ad adattarsi e può essere tentato di rafforzare la sua posizione di controllo. Ciò spinge l'altro a diventare più sicuro del percorso intrapreso verso l'autonomia. Risultato: il sistema che aveva prevalso fino a questo momento viene sconvolto completamente", afferma.

È possibile cambiare il modello?

Dal momento che l'equilibrio è stato rotto, un'evoluzione di coppia è possibile: "se entrambi i partner cercano di capire a quale bisogno di dipendenza reciproca rispondeva questa ripartizione dei ruoli", dichiara Caroline Kruse. Da parte sua, il dominato sarà incoraggiato socialmente nella sua corsa all'emancipazione, ma potrà avere l'impressione di "tradire" il coniuge. D'altra parte, la situazione sarà più complicata per il dominatore "che avrà la sensazione di perdere molto rinunciando al potere che esercitava sull'altro". Se tuttavia i partner decidono realmente di cambiare, ne deriverà un'alternanza di posizioni dominatore-dominato nelle diverse sfere della loro vita di coppia.

Per reinventare la coppia, Jacques Salomé spiega che "ciascuno dovrà definire le proprie aspettative e i suoi contributi nei confronti del compagno e spiegare le proprie zone di intolleranza perché è questo che riapre le vecchie ferite e riporta alla mente le storie incompiute della vita di ciascuno".

Per lo specialista, lo schema può essere modificato tramite un lavoro personale fondato su quattro punti cardine: 

- Imparare ad amarsi con benevolenza, senza egocentrismo.

- Imparare a rispettarsi osando dire di no (e precisando che il "no" riguarda la richiesta e non la persona).

- Imparare a responsabilizzarsi di fronte alle proprie esigenze e ai propri sentimenti.

- Imparare a rimanere fedeli verso se stessi, senza tradire i propri valori.

 

In conclusione, tutto è possibile: bastano un po' di buona volontà, lavoro su se stessi e tolleranza!

 

Paulina Jonquères d'Oriola

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29/01/2014

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