Tradimenti in aumento: dai sensi di colpa all’elogio delle corna
Elogio del tradimento
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«E’ falso pensare che i siti di incontri siano la causa di tanti tradimenti», sentenzia Gemma Gaetani, autrice di “Elogio del tradimento” (Vallecchi, maggio 2010), pamphlet contro l’ipocrisia e il moralismo dall’eloquente sottotitolo “Conquista, tradisci, nega!”. «Sono semmai la conseguenza del desiderio di tradire». La Gaetani tiene su Gledeen la “posta del tradimento”, dà consigli agli utenti per superare angosce e paure.
Infatti solo una minoranza delle persone – e la Gaetani ne fa certamente parte – accetta l’idea del tradimento e non lo considera un peccato morale nei confronti della coppia. La maggior parte è in difficoltà e si rivolge a siti come Gledeen: «E’ l’emozione dell’appuntamento al buio, l’inoltrarsi in un luogo dove altri ti stanno aspettando per lo stesso motivo. Senza preliminari, si sa già quel che si desidera». La scrittrice, che nel suo libro esorta le donne a cercare gli amanti anche nei cimiteri, ci tiene a «non demonizzare» l’incontro virtuale: «E’ solo l’inizio, l’incipit, poi quella persona bisogna incontrarla e lasciarsi andare».
Diventa tutto più facile per scappare dalla quotidianità e avere quello che il partner ufficiale, «dopo 25 anni di matrimonio, non può più dare». La teoria è semplice e dura da digerire: tradire non è cattiveria, non è un affronto verso l’amore sincero che si ha per una persona. «L’amore e l’attrazione momentanea che si ha per un altro non devono mai andare in conflitto, altrimenti sì che saranno guai», avverte la Gaetani. C’è anche un esercizio, che molti troveranno autolesionistico: «Immaginate il vostro partner con un’altra, abituatevi all’idea che è sbagliata quella cosa brutta che si sente quando si ama, ovvero la convinzione di possedere in modo esclusivo l’altra persona». Perché poi le conseguenze sono gravi: stalking, aggressioni, omicidi passionali…Prevenire è meglio che curare. «Si è indotti a pensare che amare significhi per forza essere fedeli – continua la scrittrice - La sofferenza nel tradire, il senso di colpa, derivano del fatto che non pensiamo mai che se tradiamo concediamo qualcosa a noi stessi, che non ha niente a che fare con il partner che amiamo».
Ma come vivere in pace il tradimento in una società moralistica? La risposta sta nel contrasto da due film: Non ti muovere di Sergio Castellitto (2004) e il recente Cosa voglio di più di Silvio Soldini. Da una parte un chirurgo che tradisce la bella moglie colta, ricca e borghese con la povera Italia, quasi una barbona. E che lo fa senza troppe angosce, abbandonandosi con l’animo alla passione. Dall’altra due persone vittime della monotonia e della precarietà, Anna e Domenico, che amandosi in modo tormentato non riescono a fare del bene a se stessi senza fare del male agli altri, ovvero i rispettivi partner. Gemma Gaetani è spietata: «In Non ti muovere il chirurgo trova in quella negatività un’attrazione quasi animalesca che non aveva nei confronti della moglie, perché il rapporto con la moglie era pulito, puro e intonso. Invece in Cosa voglio di più, l’atteggiamento dei due amanti è patetico, segue quella manfrina moralistica insopportabile sulla “sofferenza del tradimento”, sia quando si tradisce sia quando lo si subisce». Un pensiero infantile: «Nessuno costringe a tradire, un partner che tradisce lo fa con consapevolezza. Siamo adulti».
Nicola Accardo
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