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I figli nati da matrimoni misti

L’educazione dei figli mette spesso a dura prova perfino le coppie più solide e i problemi possono anche moltiplicarsi nel caso in cui mamma e papà provengano da due paesi e due culture diversi. Bisogna festeggiare l’ Hanukkah ebraica o il Natale cristiano? E quale lingua si dovrebbe usare per rivolgersi al bambino? Che il tuo amore venga da più o da meno lontano scopri con Doctissimo e con l’aiuto della Dottoressa Antonietta Bruzzese, specializzata in Psicologia dell’età Evolutiva, come evitare i conflitti e far crescere un sereno cittadino del mondo di domani.

Figli e matrimoni misti
© Getty Images

Trasmettere due culture nel matrimonio misto

La nascita di un bambino comporta, in tutte le coppie, la necessità di una negoziazione finalizzata a trovare pratiche condivise nell’educazione. Questo è chiaramente un aspetto un po’ più complesso nelle coppie miste, laddove, oltre alle variabili personali e familiari, che incidono nell’affettività e nelle scelte educative, vi sono variabili culturali e religiose rilevanti. Queste variabili aumentano se entrambi i partner sono stranieri in un Paese che li ospita.

Per queste ragioni, una coppia dovrebbe imparare a conoscersi già prima della nascita di un figlio, ognuno dovrebbe far conoscere all’altro, senza timore di essere giudicato, gli aspetti essenziali della propria cultura e della propria religione, le proprie tradizioni e i valori che ritiene importanti e che desidererebbe trasmettere, un giorno, alla prole. Quando il bambino arriva, sarà importante considerare gli aspetti comuni, che sicuramente ci saranno, e partire da quelli. Dopodiché ogni genitore si dovrà sentire libero di trasmettere al proprio figlio informazioni circa il proprio Paese di provenienza (se il genitore non è autoctono), la cosa importante è però rispettare anche il partner, senza mortificarne o ridicolizzarne usi e costumi.

Sarebbe importante, quando è possibile viaggiare, portare i figli a vedere il Paese di ciascuno dei genitori, fargli conoscere la famiglia d’origine, zii, cugini, luoghi in cui i genitori sono stati da bambini. Quando questo non è possibile, i genitori potranno comunque raccontare, far vedere su internet, comprare dei libri, far vedere foto, oggetti particolari e soprattutto trasmettere la propria lingua.

I bambini pian piano, sentendosi liberi di scegliere, senza provare sentimenti di colpa per l’uno o per l’altro genitore, troveranno la propria strada ed una propria identità.

Figli di matrimoni misti: il ruolo dei nonni

I nonni, se presenti, sono una risorsa inestimabile; fermo restando che le scelte educative devono essere stabilite dai genitori, i nonni potranno attraverso le loro narrazioni, trasmettere, o quanto meno far conoscere ai bambini le proprie tradizioni e la storia della propria famiglia; soprattutto quando il bambino è nato in un Paese diverso da quello del nonno. Se vivono distanti è comunque importante mantenere un legame, per fortuna oggi la tecnologia ci aiuta molto.

Matrimoni misti: che lingua parlare ai figli?

La credenza comune è che un bambino possa essere confuso se messo a contatto sin dalla nascita con due o più lingue. In realtà, benché il processo di apprendimento di diverse lingue contemporaneamente risulti più complesso, è comunque possibile, basta rispettare alcune regole. Innanzitutto ogni genitore deve parlare al figlio una sola lingua, al fine di rendere chiaro il contesto in cui quella lingua viene utilizzata. Spesso gli insegnanti consigliano ai genitori stranieri di parlare la lingua del Paese in cui vivono, questo non è necessariamente un vantaggio, soprattutto se il genitore non parla bene la lingua in questione. Ricordiamo inoltre che il bambino che vive in un determinato Paese è completamente immerso nella lingua del luogo: scuola, parco, palestra, tv. Non avrà certo difficoltà se uno dei genitori, o entrambi, parlano una lingua differente.

La cosa più indicata sarà cominciare a parlare lingue diverse al bambino sin dalla nascita, questo avrà degli aspetti positivi perché consentirà al bambino, crescendo, di passare con facilità da una lingua all’altra. Ci sarà probabilmente, intorno ai 3 anni, un momento in cui il bambino mischierà le lingue, ma non c’è da preoccuparsi! Vuol dire che non sono state ancora acquisite tutte le parole necessarie per fare un discorso in una determinata lingua e le prende in prestito dalle altre, intorno ai 4-5 anni la situazione si sarà normalizzata. Ad ogni modo quando un genitore ha dei dubbi potrà sempre rivolgersi ad uno specialista, uno psicologo dell’età evolutiva o un logopedista, per avere indicazioni in riferimento alla propria situazione familiare.

Rispetto all’acquisizione del linguaggio un altro aspetto da tenere in considerazione è che spesso i bambini, pur comprendendo alla perfezione una lingua non la utilizzano; questo accade quando si rendono conto che quella lingua non è capita da tutti e cercano di “ottimizzare le risorse” parlando la lingua del luogo in cui si trovano e utilizzando le altre quando sarà loro più utile.

Matrimonio e apertura verso altre culture

La futura apertura verso altre culture dipende molto dalla famiglia e da come i genitori vivranno la loro situazione di “coppia mista”. Se la multiculturalità è ritenuta una risorsa, i genitori sapranno dare ad ogni cultura la stessa importanza e saranno in grado di dare al bambino giusti input che gli consentiranno di sviluppare una propria identità etnica stabile e aperta alla diversità.

In collaborazione con la Dott.sa Antonietta Bruzzese, psicologa specializzata nell'età evolutiva, dello studio Pensieri e parole - Servizio di valutazione consulenza e trattamento dei disturbi dell'età evolutiva di Fregene (RM).

Giuditta Danzi

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21/05/2013

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