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Breve storia dei sogni

I sogni sono stati al centro di ricerche e interrogazioni per secoli. Breve storia dei sogni e della loro interpretazione.

Breve storia dei sogni
© Getty Images

Artemidoro

Nel II secolo della nostra era, Artemidoro di Daldi, nato a Efeso, iniziò a decodificare il contenuto simbolico dei sogni e ne scrisse un libro (Onirocriticon, in greco). Non è il primo testo a essere stato pubblicato sull'argomento, ma è indubbiamente quello più antico di cui si abbia notizia.

Quando stabiliamo un raffronto tra quell'epoca e la nostra, è sorprendente notare che in quasi 2.000 anni di storia il contenuto dei sogni non è cambiato: i sogni descritti da Artemidoro, infatti, contengono gli stessi elementi di quelli che raccontano oggi i pazienti.

Per realizzare un'opera che egli considera al tempo stesso utile e scientifica, Artemidoro si è avvalso del contributo di almeno 3.000 testimonianze. Ribadisce il fatto che un sogno è sempre vero nel senso che colui che lo racconta non ha potuto, per definizione, controllarlo e lo racconterà nel modo più preciso possibile perché l'interpretazione, dal momento che è direttamente coinvolto, sia quella più corretta. A parer suo, è inoltre indispensabile "che l'interprete conosca con precisione l'identità del sognatore: che ne conosca la professione, le origini, il reddito, lo stato di salute e l'età".

Anche Freud ha contribuito alla riscoperta del lavoro di Artemidoro, nonostante lo psicanalista si discosti completamente nella sua interpretazione personale dei sogni. Secondo Freud, infatti, il sogno non anticipa il futuro, ma evoca il passato.

La teoria freudiana dei sogni

Questa teoria presuppone che durante il sonno dell'"Io" cosciente, l'inconscio si "risvegli" e la sua struttura, costituita dai desideri, trovi in questa situazione le condizioni ottimali per potersi esprimere. La natura di tali desideri è condannata dal conscio: l'Io li respinge proprio per il loro carattere inconfessabile. Tanto che finiscono per venire confinati nel subconscio, in modo da che qui non possano interferire con la vita quotidiana del soggetto. In più, rappresentano anche un mezzo di liberazione notturna, un meccanismo di equilibrio. Permettendo ai sogni di emergere durante la notte, proprio perché la produzione onirica può avvenire in stato di coscienza, è possibile compromettere la stabilità e l'equilibrio psichico dell'individuo.

Tuttavia, i bisogni e le tendenze nascoste dell'incoscio non si riflettono direttamente nei sogni, ma si nascondono attraverso ciò che Freud chiama "il processo di elaborazione onirica". Lo psicanalista esperto deve quindi essere in grado di smascherare i bisogni che il subconscio nasconde.

Che ci si trovi in accordo o in completo disaccordo con le sue teorie, dobbiamo anzitutto essere grati a Freud per avere riabilitato il mondo dei sogni, riproponendo il concetto in base al quale il contenuto dei sogni può apportare qualcosa di positivo alla nostra vita cosciente.

Questa teoria freudiana dei sogni ha saputo conquistare Salvador Dalì e i surrealisti.

Il rapporto tra i surrealisti e i sogni

André Breton, fondatore del movimento letterario e della scuola di pensiero surrealista, scrisse alcune righe per rendere omaggio a Freud: "Fingendo la civiltà, con la scusa del progresso, siamo giunti a eliminare dal regno dello spirito tutto ciò che può essere considerato, a torto o a ragione, superstizione o chimera. Siamo riusciti a proscrivere tutti i metodi di ricerca non conformi all'uso abituale. Pare infatti sia stato il caso ad aver provocato di recente la scoperta di una parte del mondo intellettuale che, a mio avviso, è di gran lunga la più importante che abbiamo preteso di confinare nell'oblio. Da questo punto di vista, è opportuno riconoscere che le scoperte di Freud sono state decisive".

Breton conclude prevedendo nuove scoperte legate al mondo onirico: "Sulla base di queste scoperte, comincia a profilarsi una corrente di pensiero, a favore della quale l'esploratore potrà avanzare e spingere le sue ricerche verso territori ancora più confinati".

Fu Carl Jung a dare forma ai desideri di Breton.

Jung non condivideva affatto l'idea secondo cui tutti i sogni fossero cifrati e tantomeno si trovava d'accordo con le spiegazioni di natura sessuale fornite dal suo maestro. Diede infatti all'interpretazione dei sogni un aspetto più flessibile, introducendo la "teoria degli archetipi". Tuttavia, dal punto di vista pratico, l'opera di Jung ebbe solo un'influenza minore sul surrealismo e Dalì. Quest'ultimo apprezzava infatti l'opera di Freud per il suo pansessualismo, perché coincideva esattamente con alcune ossessioni del pittore.

Il ruolo che Freud attribuiva alla formazione della sessualità infantile e al periodo precedente alla sesta settimana di vita - a tale proposito, si veda il quadro "Dalì, all'età di sei anni, quando credeva di essere una bambina, che solleva la pelle del mare per vedere un cane che dorme all'ombra dell'acqua" - il bisogno di trovare una risposta soddisfacente alla rottura con il padre, di spiegare con toni rassicuranti gli aspetti più problematici della sua sessualità, il fatto stesso che Freud avesse messo in evidenza nelle sue opere una preoccupazione "paranoico-critica" attraverso cui associare tutti gli episodi della sessualità, la combinazione di tutti questi elementi rendeva lo psichiatra viennese e la sua opera estremamente interessanti agli occhi di Dalì.

Occorre peraltro sottolineare che questa teorizzazione non prendeva pressoché in considerazione (nel caso di Jung) o per nulla (nel caso di Freud) l'insieme della scienza antica riguardante l'interpretazione dei sogni. Se si segue l'evoluzione storica, si scopre che l'umanità è abituata da sempre a scrutare i propri sogni. L'induismo, ad esempio, riteneva che il sonno come lo stato di veglia fossero aspetti importanti del mondo. Nella Bibbia, in Egitto e nel mondo assiro-babilonese, si prendeva in considerazione il contenuto dei sogni, che influenzavano la vita di tutti i giorni.

Il surrealismo non fece alcuna distinzione netta tra i due tipi di sogni. Profondamente democratico ed egualitario, attribuiva a qualsiasi esperienza onirica lo stesso valore.

Secondo Breton, il sogno era la "via regia verso la scoperta dell'inconscio", perché era necessario conoscere prima ciò che si desiderava unire all'azione conscia: il sogno - come la scrittura automatica - era una delle strade per penetrare questo mondo sconosciuto. Ma dove conduce tale unificazione? Breton la definì in questi termini: "Tutto ci spinge a credere che esista un luogo dello spirito, dal cui punto di vista la vita e la morte, il reale e l'immaginario, il passato e il futuro, ciò che è possibile comunicare e l'incomunicabile, l'alto e il basso, non vengono più percepiti come contraddittori".

Raggiungere questo "luogo dello spirito" era l'obiettivo dei surrealisti.

 

Laurent Juillet

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30/05/2011
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