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Imparare a occhi chiusi

La notte porta consiglio. Un detto che potrebbe ben trovare una giustificazione scientifica, grazie ai lavori dell'equipe di Pierre Maquet dell'Università di Liegi. Le zone del cervello sollecitate durante l'apprendimento di nuovi compiti continuano a lavorare nel corso della notte successiva all'esercizio. Questa scoperta suggerisce che il sogno permette al nostro cervello di memorizzare e approfondire le esperienze della giornata per un utilizzo futuro.

Imparare a occhi chiusi
© Getty Images

In un primo momento, i soggetti coinvolti sono stati sottoposti a una prova di apprendimento elementare, che consiste nel premere determinati bottoni in risposta a simboli che venivano loro mostrati. Sottoponendo a scansione (tramite tecniche di radiodiagnostica) il cervello dei 18 volontari, i ricercatori hanno misurato l'attività cerebrale di ognuno di loro nel corso dell'esperimento e della notte successiva.

Quando dormite il vostro cervello continua a lavorare...

Numerosi  studi avevano già dimostrato che una privazione del sonno limita le capacità di apprendimento e che dopo una notte di sonno l'apprendimento nell'uomo e negli animali risulta più agevole. Non se ne conosceva tuttavia fino ad allora la causa. I risultati delle osservazioni dell'equipe belga hanno dimostrato che le zone che vengono attivate durante il sonno sono praticamente le stesse di quelle sollecitate dai pazienti svegli durante l'apprendimento.

Gli occhi ruotano e il cervello gira.

Questo tipo di attività notturna interviene esclusivamente nel sonno REM, un ciclo nel corso del quale si possono osservare movimenti velocissimi degli occhi. Si tratta di fasi dell'attività onirica che ricorrono da quattro a cinque volte per notte. I risultati suggeriscono quindi che durante il sonno il cervello stabilizzi e rinforzi le informazioni ricevute attraverso una serie di flashback. Detto in una parola: il cervello, durante la notte, si esercita! Al loro risveglio i soggetti coinvolti in questo studio sono risultati infatti i più brillanti. Appare tuttavia prematuro collegare, da questo momento in poi, i sogni al consolidamento della memoria. Altri studi, con esperimenti di apprendimento più evoluti, dovranno essere condotti per poter confermare questa ipotesi. Analogamente, se la relazione venisse confermata, le ricerche dovranno comunque valutare in che misura sia possibile ottimizzare la propria capacità di apprendimento aumentando il numero delle fasi di sonno REM durante il sonno. Infine, restano da scoprire i meccanismi cellulari  che intervengono nel processo. Per il momento si può soltanto concludere che prima di un esame non si deve fare a meno di una buona notte di sonno, in quanto il vostro cervello lavora per voi. In breve: mentre i ricercatori cercano di portare alla luce i segreti della nostra materia grigia, continuate ad ascoltare i consigli della mamma.

David Bême

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10/07/2012
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