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La musicoterapia: una nuova armonia

È possibile curare alcune malattie con la musica? In che cosa consiste questa terapia particolare? La World Federation Music Therapy – WFMT è un’organizzazione che dal 1985 si dedica a far conoscere la musicoterapia a livello mondiale, mostrando di essere una cura riconosciuta a tutti gli effetti. Approfondisci su Doctissimo questo argomento!

La musicoterapia
© Getty Images

Quando nasce la musicoterapia?

Era il 1996 quando Rolando Omar Benenzon, musicista e psichiatra argentino, istituisce la Scuola di Musicoterapia nell’università di Buenos Aires, facoltà di medicina, proprio per iniziare a diffondere la sua idea di applicare la musica nel trattamento dei bambini affetti da autismo e psicotici. Egli è convinto che la comprensione dell’identità sonora (detta ISO) è necessaria per capire i processi attraverso i quali la psiche sente e ascolta i suoni e le voci che ci circondano.
Ma la terapia della musica ha origini ben più lontane: già nel 1700 si sono trovate testimonianze di trattati di musicoterapia, scritti dal medico/musicista Richard Brockiesby e persino nelle religioni primitive più antiche e presso tribù (del passato e presenti) sono molti i rituali sciamanici che si avvalgono delle musica per coinvolgere i partecipanti ad immedesimarsi nel clima della condivisione religiosa del nucleo sociale di riferimento.
In Italia sono il conservatorio di Verona e quello de L’Aquila possono conferire il diploma di specializzazione in Musicoterapia, che a tutto’oggi non viene vista di buon occhio dalla medicina ufficiale, che la considera una disciplina paramedica. Nel 1994 nasce Il CONFIAM, organismo interistituzionale che si batte per l’istituzionalizzazione della musicoterapia anche in Italia, rimasta indietro rispetto al resto del mondo, e che si occupa anche di accreditare le diverse strutture che vogliono insegnare questa disciplina sul territorio nazionale.

Gli usi della terapia della musica

L’uso attivo e passivo della terapia basata sulla musica trova diversi campi d’applicazione: suonando uno strumento o ascoltarne il suono risulta essere utile soprattutto nella riabilitazione neurologica che in quella psichiatrica. Nei casi di autismo, ritardo mentale, Alzheimer, psicosi, disturbi dell’alimentazione, dell’umore, del linguaggio, sindrome di Down e disabilità fisiche gravi o croniche la musica diventa una terapia importante che ha dato ottimi risultati sui pazienti. Inoltre, allevia molti dei sintomi di malattie psicosomatiche quali ad esempio la sindrome da dolore cronico, chiamata fibromialgia, che porta a stati di ansia e depressione chi ne è affetto. Uno studio spagnolo ha riscontrato un aumento della qualità della vita in seguito alla musicoterapia applicata a pazienti affetti da questa patologia, confermando ancora il potere terapeutico della musica.
Nei casi di trauma cranico, ischemia, emorragia, la musicoterapia è indicata qualora il paziente sia affetto da afasia, ovvero incapacità di articolare parole e suoni: il soggetto, considerato come parte attiva della terapia, instaura un rapporto molto stretto sia con essa che con il musicoterapeuta, che a sua volta adatta la terapia al singolo soggetto. La musica da la possibilità di esprimere il proprio io anche nel caso in cui non si riesca a comunicare con il resto del mondo, come per chi soffre di autismo, che tende a chiudersi nel suo mondo interiore e rifiuta ogni contatto esterno. La musica riesce invece a fare breccia nelle barriere di difesa e permette di iniziare un processo di apertura e quindi di guarigione.
Esistono diverse scuole in cui la musica viene usata come terapia e ognuna si differenzia in base alla strategia utilizzata: le scuole a tendenza somatica si occupano del singolo paziente, quelle a tendenza psicosomatica trattano invece anche i gruppi e persone con disabilità mentali riguardanti l’aspetto cognitivo, motorio, espressivo e dell’apprendimento. Infine, le scuole a tendenza psicoanalitica mirano a ricostituire la socialità del singolo all’interno dei gruppi.

L’effetto Mozart nella terapia della musica

I giornali diffusero la notizia che l’ascolto della musica composta da Mozart fosse d’aiuto in diverse fasi della vita dell’individuo: nel ventre materno essa stimola il feto a mobilità e intelligenza mentre un esperimento del 1997 ha dimostrato un fenomeno molto interessante. La Sonata in re maggiore per due pianoforti di Mozart è in grado di migliorare notevolmente le capacità spaziali dei soggetti che l’ascoltano. Anche nell’università del Wisconsin si è riprodotto questo tipo di esperimento, che ha mostrato esattamente gli stessi risultati sui soggetti. In realtà con l’espressione Effetto Mozart si indica l’effetto terapeutico della musica sulla psiche dei soggetti, riscontrati in più di un’occasione come il trattamento dell’epilessia, i cui attacchi diminuiscono notevolmente grazie all’ascolto delle sinfonie più importanti.
In attesa che la musicoterapia diventi disciplina e tecnica riabilitativa riconosciuta ufficialmente, non ci resta che godere dei suoi effetti rilassanti e piacevoli al di là di tutte le polemiche.

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05/07/2011

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