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Le terapie cognitivo-comportamentali
 
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Le TCC

Le terapie cognitivo-comportamentali non mirano a modificare in profondità l'insieme della personalità di un individuo per il tramite di cure protratte nel tempo e vincolanti. Il loro scopo, infatti, è modificare un comportamento che rovina la vita, impedendoci di essere sereni.

TCC
© Jupiter

Queste terapie riguardano i comportamenti di cui vorremmo sbarazzarci ma che, nostro malgrado, continuano a ripetersi, perché sfuggono al controllo della nostra volontà, così come a qualsiasi logica. Tra questi comportamenti, possiamo citare l'arrossamento in presenza di un interlocutore, l'angoscia che scaturisce in ambienti chiusi, ma anche il tabagismo, la bulimia e molti altri. Tutto questo avviene con la partecipazione attiva del soggetto.

Queste terapie giocano su due registri complementari: il comportamento e la cognitività, ovvero i processi da cui è formato il pensiero.

I principi alla base del trattamento

Si parte dal presupposto che i comportamenti che si desidera eliminare siano stati in qualche modo appresi – in questo caso, è possibile parlare di vero e proprio condizionamento in senso pavloviano – in modo scorretto a partire da una determinata situazione. Questa stessa situazione iniziale diverrà, in seguito, un elemento scatenante durante l'intero corso della vita se non si fa nulla per cambiare...
Si parte, quindi, dal presupposto che tutto ciò che è stato imparato, appreso, può essere disimparato per sostituire al precedente un nuovo apprendimento, più adatto alle circostanze. Tutto questo avviene con l'aiuto di un terapeuta, che funge al tempo stesso da modello e da guida per il paziente.

Questo approccio presuppone lo svolgimento di esercizi pratici, che consisteranno nell'affrontare poco alla volta una determinata situazione per riuscire in qualche modo a desensibilizzarsi. Questo avverrà insieme al terapeuta e il lavoro proseguirà poi con gli esercizi che il paziente dovrà fare da solo tutti i giorni.

Tuttavia, a questi esercizi di correzione si associa sempre un'azione sulla funzione cognitiva, ovvero sui processi che costituiscono il pensiero. Infatti, ogni comportamento è dettato da uno schema di pensiero che è sempre lo stesso. Ad esempio, si pensa: "se gli parlo, mi giudicherà male" e da qui discende il blocco.

Scopo della terapia cognitiva è cercare di far prendere coscienza al paziente di questi rigidi dialoghi interiori, che precedono il comportamento contro cui si intende combattere. Questo consente, in seguito, di modificare i dialoghi che avvengono nella mente del soggetto prima di intraprendere una determinata azione.

1 TCC - continua ►

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04/05/2010
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