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La terapia di coppia: quando l'amore va dal dottore

Tutte le favole finiscono sempre col bacio tra il principe azzurro e la principessa. Non sappiamo se, dopo, la convivenza tra i due si sia fatta difficile: litigavano perché il principe non metteva le sue calzamaglie sporche nell’apposito cesto? O Biancaneve era insoddisfatta perché un’ala del castello non era abbastanza grande per i suoi vestiti? Se il vostro amore dopo il fatidico “bacio”, più che litigarello è diventato tempestoso, scoprite con Doctissimo la terapia di coppia, cos’è e come si svolge.

La terapia di coppia
© Getty Images

Quando rivolgersi al terapeuta di coppia

Se pensate che si debba arrivare a lanciarsi i piatti per andare in terapia di coppia, vi diciamo subito che non siete sulla strada giusta. Sicuramente se si è arrivati a questo punto la terapia, e i piatti di carta, sono consigliati. A volte, però, le discussioni peggiori sono quelle che non hanno mai avuto luogo, se non nella nostra mente. Un gesto o una frase interpretati male possono dare vita a grandi frustrazioni che, se non condivise col partner, alzano un invisibile muro tra i due.

La domanda chiave è proprio: la mia relazione, nel complesso, mi dona benessere e accresce la mia autostima o è solo fonte di frustrazioni e dispiaceri?

E se il partner non volesse affrontare la terapia di coppia?

Ovvio che la reazione a questo quesito è quanto mai individuale e non è scontato che entrambe le metà diano la stessa risposta. Il partner potrebbe essere in piena fase di negazione del problema, oppure rifiutarsi di ricorrere a uno specialista come lo psicologo, visto con diffidenza da larghe fasce della popolazione. Mettere l’altro davanti a un “O vieni in terapia o ti lascio” non è la strategia migliore per uscire da questa impasse. Anche se una coppia in crisi ha, molto probabilmente, dei problemi di comunicazione, la via da seguire è proprio quella di spiegare alla controparte riottosa le proprie motivazioni a intraprendere questo percorso. In fondo se è vero che chi ben inizia è a metà dell’opera, non si può pensare che cominciare bene non costi fatica.

La terapia individuale

Una reazione possibile del partner sarà quella di invitare il coniuge pro-terapia ad andarci da solo dallo psicologo, se questa esigenza è per lui così impellente. Questo gentile invito non tiene conto del fatto che anche due persone “equilibrate” possano fare scintille insieme, e non è un riferimento ad ardenti notti di passione. Bisogna anche tenere conto dell’effetto "variabile impazzita" che una terapia individuale può comportare: se ogni coppia è il risultato di dinamiche psicologiche interne che si intrecciano, intervenendo sulle dinamiche solo di uno dei due, si rischia che le due personalità non vadano più ad incastro, e la classica frase “Ti vedo cambiato/a” diventa il preludio della fine.

Cosa accade durante le sedute di terapia di coppia?

Se si è arrivati nello studio dello psicoterapeuta, si è già un passo avanti: entrambi i coniugi hanno ammesso che qualcosa tra loro non va. Generalmente a fare terapia di coppia ci sono due psicologi che, secondo i loro orientamenti, possono essere entrambi nello studio coi pazienti oppure dividersi, per cui uno sarà fisicamente nella stanza mentre un altro osserverà lo svolgimento del colloquio dietro un vetro specchiato. In entrambi i casi, durante la prima seduta la coppia racconterà la propria storia, le ragioni che l’hanno spinta a rivolgersi a uno specialista e le aspettative di ognuno dei due rispetto la terapia.

Dopo le prime due/tre sedute diagnostiche, che servono al terapeuta per capire le modalità di funzionamento della coppia e per spiegare in cosa la terapia può essere utile, il percorso ha realmente inizio. Al termine di ogni seduta, che dura in genere un’ora e mezza, entrambi i terapeuti, dopo essersi ritirati per consultarsi, danno la propria visione su quanto ascoltato e, se lo ritengono opportuno, assegnano alla coppia dei compiti per casa, come scriversi una lettera o vivere delle esperienze insieme che possano rinsaldare la complicità. Se già state pensando a cenette a lume di candela vi avvisiamo che il menù prevede anche attività come rafting o free climbing, perché si sa... l’adrenalina avvicina gli animi.

Qual è l’happy ending della terapia di coppia?

Purtroppo, la realtà spesso si discosta dalle favole e l’unica cosa che la terapia di coppia garantisce è un “ending”, e il fatto che sia felice non è per niente scontato. L’addio definitivo non è considerato un fallimento  nella terapia di coppia, soprattutto se è l’unica via per ritrovare il benessere perso. In questo caso, il terapeuta aiuterà i due a gestire sia gli aspetti pratici che psicologici che la separazione comporta. Tutti coloro che invece sono tra i fortunati che ce la fanno, possono vivere per sempre felici e contenti e, se si troveranno a litigare per un armadio troppo piccolo o per il disordine del partner, sapranno gestire il litigio per dare nuovo slancio al rapporto.

In fondo, non c’è niente di meglio che litigare per fare pace.

Giuditta Danzi

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27/02/2013

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