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La festa della donna

Nel 1910 venne istituita la prima Giornata della donna durante il congresso dell'Internazionale socialista a Copenaghen. Occorre però attendere l'anno successivo per vedere realizzata la prima ufficiale prova della Giornata internazionale della donna. La data esatta venne scelta negli anni seguenti di comune accordo tra le rappresentanti dei vari stati coinvolti ed è tuttora però sconosciuto il motivo di tale scelta nonostante si faccia risalire la data ad un incendio in una fabbrica tessile di New York avvenuto nel 1911.

La festa della donna
© Getty Images

In tutto il mondo diventò la giornata in cui le donne scendevano nelle piazze per reclamare i propri diritti e ricordare le compagne morte sul lavoro o durante le manifestazioni.
Non mancano le polemiche, come ogni anno, tra i due fronti della manifestazione: le donne che ritengono giusto celebrare questa giornata e quelle che invece la vorrebbero abolire.
Le motivazioni per abolire questa festa sono ragionevoli e sensate, prima fra tutte l'idea che la donna debba essere celebrata ed onorata ogni giorno ed anche il fatto che festeggiare le tragedie in cui morirono tante donne sia di cattivo gusto.
Dall'altra parte invece, nella fazione del si, l'idea è quella di promuovere in questa giornata tutte quelle richieste necessarie per favorire la vita lavorativa e privata delle donne. Mai come quest'anno, dice la segretaria della CGIL Susanna Camusso, è necessario puntare i riflettori sulla crisi economica che si è abbattuta maggiormente sulle donne ancora costrette a fare a spallate per ottenere un posto di lavoro e che vedono sempre più lontana la possibilità di avere orari compatibili con la vita familiare e la cura dei figli.

Triangel Waist Company, una tragedia collettiva

Perché un avvenimento tragico americano è diventato il simbolo dell'emancipazione femminile a livello mondiale?
La risposta è molto semplice, nella fabbrica tessile Newyorkese lavoravano donne e bambine di ogni nazionalità. Le Italiane accertate erano 39 ma altre 10 risultarono ufficialmente disperse. Tra le 146 vittime ufficiali si trovavano donne Americane, Finlandesi, Russe, Tedesche e di tanti altri paesi europei. Donne partite insieme alle famiglie per inseguire il sogno americano e sfuggire alla povertà per poi ritrovarsi a lavorare come schiave chiuse a chiave dentro alle fabbriche.
L'incendio viene ricordato l'8 marzo ma in realtà avvenne la sera del 25 marzo 1911.
Negli ultimi tre piani del palazzo, nel centro della città, lavoravano circa 500 donne ed un centinaio di uomini. Per essere certi dell'impegno dei lavoratori i proprietari erano soliti chiudere a chiave le porte di ingresso per evitare che qualcuno uscisse dall'edificio durante l'orario di lavoro.
L'età media delle lavoratrici era tra i 15 ed i 25 anni con qualche collega più anziana a fare da maestra alle più piccole. Sessanta ore settimanali di lavoro ovviamente sottopagato, straordinari non retribuiti, condizioni di lavoro disumane ed incidenti anche mortali all'ordine del giorno.
Quel terribile giorno, 20 minuti prima della fine della giornata, da una prima fiammata si sprigionò un terribile incendio. Il fuoco divorò in un attimo gli ultimi piani del palazzo mentre un fiume di donne terrorizzate tentava di salvarsi raggiungendo l'uscita. Le scale antincendio crollarono quasi subito piegate dal calore e l'ascensore, dopo pochi viaggi, si schiantò al suolo con al suo interno una trentina di donne. Una volta capito che sarebbe stato impossibile uscire dal palazzo le donne si riversarono vicino alle finestre ed iniziarono a saltare giù. Dalla strada la gente terrorizzata urlava loro di non saltare ma le operaie in preda al panico preferirono tentare di sfuggire al fuoco gettandosi nel vuoto che morire arse vive.
Le cronache dei giornali dell'epoca sono terribili, raccontano infatti di un mare di corpi a terra sotto al palazzo che impedivano ai pompieri di avvicinarsi con i mezzi. Anche le reti che erano state messe sotto alle finestre cedettero quasi subito sotto al peso delle troppe persone che si lanciavano tutte insieme. Le due immagini simbolo di questa tragedia sono raccontate dal New York Times che racconta dapprima di una coppia ad una finestra che si abbraccia e si scambia un ultimo bacio prima che lui lasci cadere lei nel vuoto e la segua subito dopo. L'altra invece è l'immagine di due bambine che si lanciano per mano cadendo a terra nello stesso istante.
Nel processo tenutosi negli anni successivi alla tragedia tutti gli imputati vennero assolti e nessuno ha mai pagato per la perdita di così tante vite umane.
Immagini che purtroppo sono vive nella mente di molti di noi pur non avendole viste direttamente perché riportano subito alla mente tutti quei corpi che si lanciavano dai piani più alti delle torri gemelle dopo gli attentati con gli aerei di Al Quaeda.

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07/03/2011

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