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L’origine dei complessi

Particolarità fisiche, cognomi imbarazzanti...Alcuni rifiutano una parte di se stessi. Tra media, società e famiglia, chi additare tra i colpevoli? Marc Ferrero, psicologo e insegnante di psicologia all’università di Lione, ci parla delle cause del rifiuto e dei mezzi per ritrovare stima in se stessi.

L’origine dei complessi
© Getty Images

Cosa si intende per complesso?

Marc Ferrero: In psicanalisi la definizione è la seguente: “Insieme di rappresentazioni e ricordi dal forte valore affettivo, parzialmente o totalmente incoscenti”. Tali immagini si costituiscono a partire da relazioni personali infantili. Infatti, si distinguono due tipi di complessi: il complesso di Edipo e quello della castrazione. Il complesso di Edipo è costituito da tutti i momenti contraddittori in cui il bambino ama e odia prima la madre poi il padre (o chi ne fa le veci). Il complesso di castrazione si forma invece nel momento in cui si scopre la differenza tra i sessi. Tale scoperta genera un’angoscia narcisistica. Questi due complessi non sono però solo negativi: essi permettono di strutturare la personalità di ciascuno e di approfondire la propria identità sessuale.

Tutto il resto (“sono troppo bassa”, “sono grassa”...) non sono complessi ma sintomi di puro narcisismo. Sono le difficoltà di accettarsi per come si è. Nota che questo non riguarda unicamente il fisico ma anche il nome, il cognome, più in generale tutto ciò che si fa fatica ad accettare.

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Quando sorgono questi “disturbi narcisistici”?

Marc Ferrero: Questi disturbi appaiono in particolare durante i momenti di crisi: adolescenza, dopo la quarantina...Il 60-70% degli adolescenti non è soddisfatto del proprio corpo. Si parla allora di dismorfofobia.

I dubbi e le paranoie possono sorgere durante i periodi di maggiore vulnerabilità: lutto, licenziamento...

Perché non riusciamo ad accettarci?

Marc Ferrero: La causa essenziale è l’educazione che ci trasmettono i nostri genitori. Tutto, sin dalla nascita, ruota attorno alla capacità del bambino di farsi amare dal padre e dalla madre. I genitori devono fornire un’educazione, che sia al tempo stesso severa ed accomodante, un ascolto e soprattutto un sostegno. Il bambino deve sentirsi accettato per com’è e non per come i suoi genitori vorrebbero che fosse. Spingere il piccolo ad apparire diverso da com’è lo condurrà certamente a non accettarsi. Questa mancanza di sostegno e di comprensione implicherà, con il passare del tempo, una mancanza di autostima. Il genitore deve sempre prestare attenzione alle capacità individuali di ogni figlio ed incoraggiarne lo sviluppo.

I genitori dovrebbero, generalmente, astenersi dal fare osservazioni che potrebbero mettere in cattiva luce il figlio. Spesso i genitori sottolineano troppo i comportamenti negativi, perché questi sono vissuti come un’offesa alla loro persona. Il bambino allora disubbidisce: ma non perché non ama i suoi genitori, semplicemente perchè si oppone al loro modo di educarlo.

Che influenza hanno i media?

Marc Ferrero: Non sono di certo i media a creare questo genere di problemi. I media possono solo rivelare o rinforzare la mancanza di stima per se stessi. Il problema dei media, è che piuttosto di sottolineare il valore della differenza, essi tendono ad uniformare tutto. Così, sempre più persone impazziscono all’idea di apparire diverse dal “gruppo”.

Come risolvere il problema?

Marc Ferrero: Per risolvere il rifiuto verso se stessi, occorre riconquistare l’autostima. Questo può avvenire solo in contatto con persone amichevoli, affabili e tolleranti. Secondo la gravità del caso, può essere necessario consultare uno specialista e iniziare una terapia psicologica.  

La chirurgia estetica può essere una soluzione?

Marc Ferrero: Molti uomini e donne puntano alla chirurgia per risolvere la paura della diversità. La chirurgia può effettivamente cambiare l’immagine della persona, rendendola più soddisfacente. Occorre semplicemente non aspettarsi da questa “soluzione finale” più di quanto dare. E il chirurgo deve sempre essere sull’attenti. Lo specialista deve decidere se l’operazione risolverà  effettivamente il problema, o se si tratta di una ricerca infinita della perfezione.

Alain Sousa

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22/06/2012

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