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Non cercare la perfezione a tutti i costi

In una società come quella moderna, dominata dal culto della prestazione, chiedere sempre di più a se stessi è la norma. Le sconfitte che possiamo subire nella vita quotidiana, e che spesso sono una fonte di grande sofferenza, ci condannano a una frustrazione perenne. Non sarà il caso di imparare ad accettare il fatto che non siamo perfetti?

Non cercare la perfezione!
© Getty Images

L'obbligo a essere primi in tutti campi è il tratto saliente della nostra epoca. In ufficio, con i figli, a letto, l'ansia della prestazione incombe su tutte le nostre azioni: si è persino obbligati a comprare il miglior detersivo e la crema più efficace. Il culto della prestazione fa di noi dei perfezionisti votati alla competizione e destinati a spostare sempre più in là il traguardo di una felicità irraggiungibile. In realtà cercare di diventare il miglior genitore, il miglior amante o il miglior impiegato è causa di numerose frustrazioni. Nel libro La felicità in tasca. L'arte di vivere bene senza essere perfetti Tal Ben-Shahar, docente di psicologia positiva, scrive che "smettere di inseguire la perfezione aiuta ad accettare quello che la vita ci offre e prendere il meglio".

Identikit del perfezionista

Qualunque cosa faccia, si chiede se sta facendo abbastanza. Senza voler per forza farne un ritratto caricaturale, non si può fare a meno di notare che i perfezionisti hanno molti tratti in comune: "Il perfezionista cerca sempre di essere il migliore e di mostrarsi come il più affidabile. Non importano i mezzi e ciò che prova, la sola cosa che conta è il risultato", afferma il filosofo Fabrice Midal, che ha curato la pubblicazione dei libri di Tal Ben-Shahar.

Il perfezionista rifiuta tutto ciò che si discosta dalla sua visione idealizzata, dalla quale sono esclusi i difetti, le piccole sconfitte e le debolezze. La sua tendenza a controllare tutto genera in lui un sentimento di onnipotenza, che in realtà è illusorio. Per quanto non lo accetti, soffre ogni volta in cui non riesce a essere all'altezza delle sue aspettative elevate.

I pericoli della perfezione a tutti i costi

Imporsi obiettivi praticamente impossibili da raggiungere non dà affatto la felicità. Al contrario,"questo comportamento può renderci molto infelici", sostiene Tal Ben-Shahar nel suo libro. Il problema è che il perfezionista non trae alcuna gratificazione dalle proprie conquiste. Una volta raggiunto l'obiettivo, avverte immediatamente il bisogno di affrontare una nuova sfida, "accumulando un'insoddisfazione cronica e un sentimento di frustrazione permanente", aggiunge Fabrice Midal.

D'altro canto il fatto di vivere in un mondo immaginario in cui i pensieri dolorosi non esistono determina un rifiuto della realtà, con gravi conseguenze come ad esempio un continuo senso di angoscia. La paura di fallire è una minaccia costante, simile a uno spettro o alla propria ombra, che è impossibile scacciare.

In certi casi dopo un fallimento sentiamo davvero crollare tutto il nostro mondo...

Imparare a essere imperfetti

Il desiderio di migliorare fa parte della natura umana e spesso è vantaggioso per noi, ma se spinto all'eccesso è più dannoso che utile. "Il modo in cui proiettiamo sulla realtà il nostro desiderio di perfezione ci rende ciechi, e bisogna lavorare molto su se stessi per disfarci delle nostre convinzioni", insiste Fabrice Midal, riferendosi a Tal Ben-Shahar e alla psicologia positiva. Anziché volerci mostrare perfetti a ogni costo, è necessario cercare di fare del nostro meglio e accettare i nostri limiti. In una visione del mondo "imperfetta", le emozioni dolorose vengono accettate in quanto parte della vita. Ci è consentito avvertire del nervosismo prima di un colloquio, è normale!

Secondo Tal Ben-Shahar c'è molta differenza tra l'accettazione attiva delle proprie emozioni, che ci insegna a trarne ciò che ci può essere utile, e la negazione di queste, che ha un effetto inibitore. Se ci capitasse di fallire in qualche occasione, ne trarremo comunque un insegnamento: in fondo ciò che conta veramente è il cammino, il percorso che stiamo facendo, più che la destinazione o il risultato.

Impara ad apprezzare di più la tua vita

Per accettare di essere imperfetti occorre un presupposto fondamentale: imparare ad apprezzare la nostra vita anziché svalutarla in continuazione. Da una ricerca condotta dagli psicologi Robert Emmons e Michael McCullough è emerso che le persone abituate a segnalare ogni giorno le cinque cose, piccole o grandi, per le quali si sentono riconoscenti (e che quindi hanno una spiccata propensione alla gratitudine), dichiarano di sentirsi meglio di chi non lo fa. Perché? "Una volta imparato il valore della gratitudine non abbiamo più bisogno di avvenimenti straordinari per essere felici: sono le cose semplici a far effetto su di noi", spiega il filosofo, che consiglia di annotare ogni giorno 3 o 5 cose che ci gratificano.

Nemmeno gli altri sono perfetti

Spesso incastrato tra la paura di fallire e l'obbligo di ottenere un risultato, il perfezionista tende a mostrarsi intollerante verso gli altri: il minimo contrasto può arrivare a determinare una rottura. Imparare che la perfezione non esiste richiede quindi da un lato l'accettazione del conflitto, che rappresenta il primo passo verso un reale cambiamento, e dall'altro l'abbandono delle aspettative irrealistiche nei confronti degli altri a favore di altre più in sintonia con i propri bisogni più profondi e più rispettose dell'altro.

Da più punti di vista, imparare il valore dell'imperfezione può rivelarsi una via per ricordarci che siamo solo esseri umani.

Catherine Maillard

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20/07/2015
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