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La dipendenza affettiva: il bisogno di essere amati

Abbiamo tutti bisogno di sentirci amati. Tuttavia per alcuni, questo bisogno può diventare un'ossessione, con conseguenze nefaste per le relazioni, di amicizia, di lavoro o d’amore. «Siamo tutti, chi più, chi meno, dipendenti dall’amore», afferma la psicoterapeuta Sylvie Tenenbaum. Avere coscienza di questo bisogno ossessivo è già un passo verso relazioni più equilibrate, a cominciare da quella con se stessi.

Il bisogno di sentirsi amati
© Getty Images

All’origine della dipendenza affettiva

Certo, la dipendenza affettiva non arriva casualmente. «Spesso si tratta di bambini che non hanno ricevuto sufficenti attenzioni» segnala la terapeuta. A questi bambini, spesso, non manca nulla, da un punto di vista materiale. Tuttavia, hanno senza dubbio recepito messaggi del tipo «fai il bravo, vedi che la mamma è stanca» oppure «lascia stare tuo padre, ha avuto una giornata difficile». Risultato: il bambino impara, con il passare del tempo, ad essere sempre l’ultima delle priorità. Già da piccolo si abitua ad accollarsi la stanchezza della madre, le preoccupazioni del padre, o ancora il sonnellino della sorellina…

Una volta adulto, continua a credere che per essere amato, deve prima di tutto soddisfare i bisogni degli altri, che sono prioritari. Finisce anche per confonderli con i propri. Risultato: dipende dallo sguardo altrui.

Dipendenza affettiva: la paura di stare soli

Francesca è single, ha una passione per la scrittura, attività solitaria, che trascura a profitto di chat, forum, o lunghe conversazioni telefoniche con amici. «La dipendenza affettiva si accompagna ad una reale difficoltà a rimanere soli» spiega Sylvie Tenenbaum… L’attenzione dell’altro è vitale! Andare al cinema o mangiare al ristorante da soli non è neanche lontanamente concepibile. Nella vita di tutti i giorni, queste persone vivono al cellulare, perennemente connesse ai vari social network, per non perdere mai il contatto con gli altri.

In ufficio, seguono eccessivamente il consiglio degli altri, elargendo favori a destra e a manca. Dietro all’esagerata gentilezza si cela la perenne ricerca di attenzione e gratificazione.

Dipendenza affettiva: la paura del disaccordo

Gianluca non sa dire di no. La sua ex lo chiama quando ha un problema, un nuovo ragazzo salta fuori all’improvviso e lui risponde subito. Spesso, certo, a scapito dei suoi bisogni. «I dipendenti affettivi non si prendono mai in considerazione. Pronti a tutto per essere amati, hanno una capacità di adattamento molto alta. Sono dei veri camaleonti!» spiega la psicoterapeuta. Il loro motto è «come vuoi tu», la loro esistenza è sospesa ai desideri degli altri.

Ecco perché il minimo disaccordo è vissuto come drammatico, implicando la sensazione che non li si ama più. Alla fine, non sanno più veramente chi sono, quello che amano, e ciò di cui hanno bisogno. 

Dipendenza affettiva: spettative mai soddisfatte

Il dramma della dipendenza affettiva è di non essere mai soddisfatti da ciò che si riceve. «Il dipendente affettivo è sempre deluso perchè non riceve l’amore che vorrebbe» ammette Sylvie Tenenbaum. Qualunque siano i segni d’affetto che si dimostrano, non sono mai quelli giusti, e comunque non bastano mai.

Pronto a tutto per un pò d’amore, non si sente mai sufficientemente valorizzato, lui che si fa in quattro per gli altri… Risultato, la sua insoddisfazione cronica lo spinge, da un momento all’altro, a comportarsi in maniera contraria a quella abituale. Disorientando così totalmente un amico, un amore, o anche un collega d’ufficio, fino ad ora abituati ad una gentilezza estrema. Sorpresi, questi ultimi possono allora, sul momento, prendere una certa distanza, il che contribuisce tuttavia ad ingigantire il problema del dipendente affettivo, che si sente allora rifiutato…In realtà è un circolo vizioso.

Uscire dalla dipendenza affettiva

E’ raro che una persona si definisca come dipendente affettivo. La maggior parte del tempo, la problematica ruota attorno alla difficoltà di farsi degli amici, a intrattenere buoni rapporti in ufficio, o in amore. La classica lamentela è che nessuno l' apprezza per quello che vale o peggio, che nessuno le vuole bene. La soluzione per uscirne è in primo luogo una più forte autostima. «Bisognerebbe far capire all'altro che merita di essere amato così com’ è, esagerare non serve!» aggiunge la psicoterapeuta.

Conoscersi meglio permetterà di fare un bilancio dei propri bisogni, autorizzandosi a soddisfarli e ad amarsi. Talvolta un percorso terapeutico è necessario per prendere coscienza che, in fin dei conti, la felicità dipende interamente da se stessi, e non dalle attenzioni che l’altro ci presta.

Catherine Maillard 

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23/05/2012

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