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Non ci resta che piangere!

Chissà quante volte ti sei chiesta come poter essere felice e come poter scaricare tensioni e frustrazioni della quotidianità. La risposta arriva dagli Stati Uniti, dove uno studio ha riconosciuto l’importanza e le diverse funzioni del pianto nella specie umana. Scopri quante lacrime dovrai versare per trovare finalmente la felicità!

Vuoi essere felice? Piangi!
© Getty Images

Le lacrime aiutano la mente

Il pianto ha un potere terapeutico noto da millenni: a livello psicologico, riesce ad allentare le tensioni, i nervosismi, le frustrazioni che durante la giornata ci assalgono. E livello fisico, inevitabilmente legato a quello psicologico, sembra che far scendere qualche lacrimuccia abbassi la pressione arteriosa e abbia effettivamente un potere analgesico.
Di ciò si sono occupati dei ricercatori dell’università del Minnesota, guidati dal Dottor William Frey; sembrerebbe che ci sia infatti una grande differenza nella composizione dei diversi tipi di lacrime. Quelle versate per umettare l’occhio in seguito ad un colpo di vento o ad un corpo estraneo fastidioso hanno, chimicamente, una struttura diversa di quelle scaturite da emozioni negative o positive. Frey, specializzato in biochimica e neuroscienze, ha osservato che in quelle di dolore sono presenti sostanze diverse, come un ormone adrenocorticotropo che si genere a causa dello stress, la prolattina e la leu-enkefalina, un efficace analgesico liberato dall’ipofisi che contribuisce allo stato di benessere generale dell’organismo. È più chiaro quindi come il pianto sia in grado di rilassare corpo e spirito e quanto sia importante liberarsi quando se ne sente il bisogno.

Il significato delle lacrime

A livello sociale, le lacrime hanno un ruolo molto importante. Piangere mostra vulnerabilità e sottomissione all’avversario e, etologicamente parlando, sono utili per non cadere preda di un eventuale cacciatore (nel caso dell’uomo parliamo a livello metaforico). Nei bambini, il pianto è un modo per attirare l’attenzione su di sé e segnalare una condizione di disagio al genitore, modulando addirittura le frequenze e le pause per esprimere dolore, rabbia o fastidio.

Uno studio condotto dalla Società tedesca di Oftalmologia, apparso sul quotidiano The Telegraph, afferma che le donne piangono molto più: nell’arco di un anno, le signore fanno scendere delle lacrime dalle 30 alle 64 volte, mentre gli uomini di fermano tra le 6 e le 17 volte. Inoltre, le donne piangono più al lungo: 6 minuti contro i 2 degli uomini, per ragioni meno chiare e con una frequenza maggiore a ridosso di squilibri ormonali (leggi: ciclo mestruale).

Davanti alla tv e nella vita, via libera al pianto!

Frey ha elaborato in proposito la teoria della guarigione, secondo la quale il pianto ci allunga la vita. Versare delle lacrime in seguito ad eventi emotivi importanti non fa altro che buttare letteralmente fuori lo stress e, di conseguenza, ci permette di vivere più a lungo.

Anche l’ex ministro Umberto Veronesi ha voluto porre l’attenzione sull’importanza del pianto, in particolar modo in associazione col cinema. Secondo lui, vedere dei film commuoventi, o che generano in qualche modo delle lacrime, ci rende più sereni nella vita di tutti i giorni. Inoltre, Veronesi pone l’accento sulla funzione sociale delle rappresentazioni cinematografiche: se nella vita ci affligge un determinato problema, che ritroviamo raccontato in un film, questo ci metterà nella condizione di viverlo, affrontarlo e vedere come altri si comportano nella stessa situazione. E se questo implica piangere, ben venga, siamo un passo avanti nella risoluzione del nostro dilemma.

Affrontare tutto questo in una sala buia è, infine, l’elemento chiave: nessuno si sente giudicato perché nessuno vede l’altro e, inoltre, sapere di condividere con centinaia di persone le stesse emozioni è più liberatorio di mille parole. Molti sono stati i film che nella storia hanno avuto un successo planetario e molti di questi erano decisamente emozionanti: Titanic, Ghost o lo stesso fantascientifico Avatar, che fa riflettere sulle conseguenze delle azioni umane e sull’importanza dell’amore. Coinvolgerci in tutti questi sentimenti, in sostanza, ci rende vivi, anche se non attraverseremo mai l’Atlantico o se non diventeremo mai alti e blu.

Si dice che piangere sia da deboli, che mostrare al mondo le proprie emozioni è da femminucce. Molti ragazzi sono stati cresciuti con questa credenza ma la prossima volta, quando sentite di dover aprire i rubinetti, pensate che vi state premurosamente allungando la vita!

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07/06/2012

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