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Sono troppo suscettibile

Prendi tutto storto. Non ti di si può dire niente che subito reagisci in modo eccessivo. Forse sei suscettibile, anche se sull'argomento non vuoi sentire ragioni. Scopri i motivi all'origine di questa ipersensibilità narcisistica e impara a relativizzare, grazie ai consigli di Hervé Magnin, psicoterapeuta comportamentista.

Lotta alla suscettibilità
© Getty Images

"Non ti si può proprio dire niente! Te la prendi subito… Come sei suscettibile!" Capita spesso che ti sta intorno si faccia scappare questa parola. Ebbene, bisogna dire che è raro che una persona suscettibile ammetta di esserlo. È normale, invece, che assuma un atteggiamento difensivo. Spesso, punto sul vivo da queste osservazioni, percepite come negative, l'interessato reagisce di frequente in modo eccessivo. Nulla di grave, certo, ma con il tempo questo atteggiamento può diventare seccante per le persone care ed estenuante per se stessi.

Che cos'è la suscettibilità?

"È un'ipersensibilità "narcisistica" legata all'immagine di sé", risponde Hervé Magnin, psicoterapeuta comportamentista e autore di un libro sull'argomento. A suo giudizio, siamo tutti più o meno suscettibili, ma tutto dipende dalla nostra sensibilità. È ovvio che alcuni riescano maggiormente a irritare la persona suscettibile.

Le manifestazioni riconducibili alla suscettibilità sono ben specifiche. Quando da bambini venivamo offesi, mettevamo su il broncio, sbattevamo i piedi per terra o piangevamo. Da adulti, anche se le reazioni sono meno infantili, non sono tuttavia meno eccessive. Di solito, la persona suscettibile accusa l'altro di criticarla, di rivolgersi a lui/lei in modo sgarbato, di assumere un comportamento negativo nei suoi confronti. Il soggetto suscettibile può quindi impuntarsi, reagire verbalmente in modo eccessivo e tenere il broncio. Insomma, mette su il muso come fanno i bambini.

Le cause della suscettibilità

Cosa di cela dietro a questa mania di interpretare una parola o l'assenza di un gesto in modo negativo? La mancanza di autostima. La causa di tutte queste proiezioni negative in merito a presunti attacchi, che i soggetti suscettibili ritengono essere rivolti contro di loro, risiede invece dentro di sé. "Poiché la persona suscettibile non è in grado di accedere a una considerazione positiva di sé, investe tutte le sue energie alla ricerca del riconoscimento degli altri", spiega lo specialista. Questo atteggiamento è noto come "meccanismo di compensazione" e funziona in questo modo: meno mi voglio bene e più ho bisogno che siano gli altri a farsene carico. Il problema è che quando una persona suscettibile continua a subire offese, riceve di fatto una scarsa attestazione di stima (di riconoscenza, d'amore) o non ne riceve affatto, né da se stessa né dagli altri. In questi casi, la frustrazione cronica del soggetto diventa pressoché legittima, finendo per alimentare un circolo vizioso.

Conseguenze sulle relazioni

Non è facile vivere o lavorare con una persona suscettibile. "Ho sempre la sensazione di dover prendere il mio partner con le pinze", confessa Noemi. Risultato? Passo il tempo a giustificarmi dicendogli che non intendevo dire quello che ho detto". Poiché la persona suscettibile non interpreta mai correttamente le parole, alla lunga la comunicazione può diventare un vero rompicapo. Idem anche in ufficio: la presenza di una persona suscettibile all'interno di un gruppo di lavoro può frenare l'avvio e lo sviluppo di molti progetti, perché ogni volta bisogna usare le pinze per parlare. Peraltro, quando questi "ipersensibili narcisisti" occupano una posizione di responsabilità, possono diventare presto tirannici, impedendo così eventuali tentativi di rimettere in discussione le loro decisioni.

Combattere la suscettibilità

"Molte persone permalose sono convinte di non esserlo", dichiara Hervé Magnin.

Al centro della problematica legata alla suscettibilità troviamo la rimozione, ovvero un meccanismo di difesa da cui scaturiscono le tante difficoltà causate da questo comportamento. Quindi, per riuscire a sgomberare il campo, bisogna iniziare a prendere coscienza del problema e a sdrammatizzare. "Ditevi che tutti sono più o meno suscettibili e che non è grave", aggiunge l'esperto. Non è grave, certo, purché se ne sia consapevoli.

Scegli la comunicazione sincera e consapevole

"Quando la relazione è sufficientemente intima, gioca la carta della trasparenza e parlagliene. Dille/digli a parole ciò che ti ha offeso/a", consiglia Hervé Magnin. In un contesto caratterizzato da implicazioni narcisistiche, la strategia più semplice da adottare consiste nel giocare a carte scoperte. Spiega che pensi di essere permaloso/a, che alcune osservazioni possono farti sentire aggredito/a, ferito/a e che, di conseguenza, puoi reagire in modo eccessivo. In questo modo, chi ti sta intorno potrà essere più tollerante nei tuoi confronti e avrà a disposizione gli strumenti per comprendere meglio le tue reazioni.

Imparare a ricevere le critiche

Alcune critiche sono costruttive, a prescindere dal fatto che provengano dal proprio capo ufficio o dal partner. Piuttosto che reagire in modo eccessivo e rifiutare tutto in blocco, sforzati di ascoltare e di non rispondere subito. Prenditi il tempo per riflettere. "Quando si è suscettibili, spesso è difficile considerare le cose in modo obiettivo", commenta Hervé Magnin. È quindi necessario filtrare ciò che di pertinente contengono le critiche che ci vengono rivolte. Digli/dille: "Ho capito quello che cerchi di dirmi: ora ho bisogno di riflettere e di tornare a parlarne con te in un altro momento".

Prova con l'autoironia

Con gli amici, in coppia o anche in ufficio, lanciarsi in qualche simpatica frecciatina è un buon modo per difendersi e un gioco sociale piuttosto ricorrente. "Per arginare l'eventuale senso di aggressione, meglio rincarare la dose da soli", suggerisce Hervé Magnin.

Quindi, quando ti "bacchettano", inutile prendere le frasi alla lettera. Stare al gioco è una strategia efficace. Ad esempio, al rientro dalle ferie, una collega d'ufficio ti accoglie con un: "non hai rinunciato proprio a niente, eh!". E tu rispondi: "Eh, già, anch'io come te vesto le taglie forti di gran moda ". Dopo tutto, non è così difficile.

di Catherine Maillard

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17/11/2014

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