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Le critiche costruttive

La vita in comune impone una promiscuità che può rendere alcuni dettagli difficilmente sopportabili: obblighi di organizzazione, rumori, odori... Per evitare che questi influiscano su un rapporto nel complesso piacevole, può essere necessario parlarne alla persona interessata. Ma come farlo senza offenderla?

La critica costruttiva
© Getty Images

Che si tratti di un collega, di un coinquilino o del partner… l’obiettivo è indurre la persona a cambiare. Ma come far accettare una critica spiacevole senza ferire e senza rischiare di far sentire la persona aggredita? Qualche astuzia e molta empatia possono aiutare a evitare malintesi, menzogne e conflitti.

Quei dettagli che ti rovinano l’esistenza!

Di solito non fai alcuna fatica a condividere uno spazio comune, tuttavia...

Enrico, il tuo nuovo collega sarà anche simpatico ma, tra scherzi di dubbio gusto ed effluvi di kebab che divora sin dalle 11 davanti al suo computer, invade un po’ troppo l'open space.

Stefania è una coinquilina d’oro ma anche una maniaca delle pulizie. Da quando è arrivata, non osi più lasciare la minima goccia d’acqua sul lavandino. Per non parlare del suo pot-pourri, quotidianamente ravvivato, che ti dà la nausea!

Giacomo ha tutto per piacere, anche i tuoi genitori lo adorano! Molto attento, ti dimostra ogni giorno il suo amore, sin dal mattino, con teneri baci e l’alito pesante…

A volte basta un dettaglio per macchiare una relazione che pure era iniziata sotto i migliori auspici. Come invertire questa tendenza senza rischiare di rovinare tutto?

Vedere le cose con distacco

"Anche se è importante che l’altra persona si renda conto di quello che il suo comportamento provoca, non bisogna vuotare tutto il sacco, altrimenti si rischia di ottenere il contrario di ciò che si vorrebbe", avverte Alexandre Dubarry*, esperto di comunicazione. La prima regola è di non reagire a caldo, sull’onda dell’emozione, magari aiutandosi con un riflesso di tipo "Stop" (si veda il riquadro qui sotto).

Concedersi del tempo consente di prendere del distacco per capire meglio la posta in gioco ed elaborare la strategia più adatta per indurre l’altro al cambiamento. Porsi delle domande può essere utile: cos’è che mi fa soffrire? Questo comportamento mi dà sistematicamente fastidio? Irrita anche altre persone? Lui (o lei) ne è cosciente? È davvero importante parlarne? Qual è il mio scopo?Cosa vorrei ottenere? Come posso riuscirci?

"A volte è utile domandarsi se non siamo noi a favorire il comportamento che ci esaspera”, osserva Alexandre Dubarry. “Può essere difficile esigere che un collega esca dall’ufficio per fare chiamate personali se gli altri ascoltano musica senza cuffie... Focalizzarsi sull’altro per percepire quello che si prova aiuta a non sottovalutare i propri difetti".

Creare le condizioni per uno scambio costruttivo

Il fatto di aver riflettuto sul modo in cui affronteremo il problema permette di sentirci più a nostro agio. Se sei convinto/a che la tua richiesta sia legittima e che sia importante esprimerla, il tuo gesto sarà naturalmente più sicuro. Per guadagnare maggiore fiducia, Alexandre Dubarry suggerisce di pensare alle argomentazioni da affrontare e al modo in cui si svolgerà la conversazione dandole una conclusione positiva.

Spesso è più semplice affrontare la questione delicata in un luogo neutrale o durante un momento di relax: "L'obiettivo è creare un clima di fiducia propizio a scambi costruttivi”, osserva il consulente. La pausa caffè è particolarmente favorevole. Ognuno gira il cucchiaino, assapora un attimo di piacere… Le tensioni si allentano.Condividere il pranzo produce lo stesso effetto".

Altre volte conviene cogliere il momento in cui si verifica la situazione. "L’interlocutore, tuttavia, non deve mai avere la sensazione di perdere la faccia”, insiste Alexandre Dubarry. “D’altronde è sempre meglio non avere spettatori!".

Far accettare il rimprovero

Alcune astuzie aiutano anche a far accettare una critica spiacevole. Mostra sin dall’inizio di essere cosciente dell’effetto che può avere quello che stai per dire: "Possiamo avere una chiacchierata franca?Non vorrei ferire i tuoi sentimenti ma…".

Alexandre Dubarry consiglia inoltre di affrontare l’argomento senza sottintesi."Una frase come«ti sta squillando il cellulare», non ha lo stesso senso se si aggiunge «lo sento nonostante le cuffie»". I fatti devono essere incontestabili, altrimenti il tuo interlocutore si focalizzerà sui dettagli. La generalizzazione marcata da parole come "sempre, ogni volta, mai…" produce lo stesso effetto: spesso la conversazione si impantana.

In seguito spiega come ti senti, magari aggiungendo un: "Mi dispiace, ma ho fatto fatica a concentrarmi con la musica... So di essere particolarmente sensibile agli odori ma…".

Dai prova di empatia mostrando alla persona che capisci le sue difficoltà e, in fondo, riesci anche a condividerle: "Con solo un’ora di pausa è dura riuscire a conciliare sport, doccia e pranzo... Neanche a me piace ascoltare la musica in cuffia ma..."

Generare la voglia di cambiare

Bisogna però trovare la giusta soluzione per ognuno. Sicuramente hai degli indizi su cui basarti. "Tuttavia, un cambiamento ha molte più possibilità di essere accettato e realmente attuato se a deciderlo è colui che deve realizzarlo", osserva Alexandre Dubarry. L’ideale sarebbe che la persona elabori la sua strategia, eventualmente offrendole qualche appiglio: "Come possiamo fare... Che ne pensi...?". Una volta trovata la soluzione, valorizzala.
Il tuo interlocutore sembra poco disposto a modificare le proprie abitudini? Alexandre Dubarry consiglia di metterlo di fronte alle sue contraddizioni insistendo sul fatto che il suo comportamento non gli si addice: "Come può una persona così scrupolosa come teignorare questo dettaglio... Tu che sembri così attento al futuro dei tuoi figli, come puoi trascurare la tua salute?".
Qualche volta sembra che l’altro non ascolti, o che rifiuti di ammettere i fatti di cui lo si accusa... "Non bisogna preoccuparsi, assicura l’esperto. Se sei stato/a coerente, l’idea si farà strada dentro di lui. Lascia passare un po’ di tempo e, se la situazione sembra essere sempre la stessa, torna alla carica ma con discrezione".

Audrey Plessis

Fonti

* Intervista realizzata a febbraio 2012 ad Alexandre Dubarry, esperto di comunicazione e risorse umane, fondatore delcabinet Quatreépices e autore del libro "Comment dire à un collègue qu'il sent mauvais sous les bras" (“Come dire a un collega che le sue ascelle puzzano), EditionsLeducs (febbraio 2012). *

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05/11/2012

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