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Le relazioni sociali: come vivere meglio insieme?

I legami sociali si deteriorano. Fingendo indifferenza o aggressività, l'era del "ciascuno per sé" sembra aver raggiunto l'apice, tanto più che il futuro si annuncia tetro. Un ritorno all'ascolto e al rispetto nelle relazioni sociali potrebbe sicuramente diventare una priorità.

Le relazioni sociali
© Getty Images

Vivere insieme nella quotidianità non è un fatto scontato. In altre parole, i rapporti sociali si evolvono oggi più che mai tra indifferenza o aggressività, che ci si trovi in fila dal panettiere, in metropolitana, davanti allo sportello in posta o alla cassa in un bar. Come porvi rimedio? Una situazione su cui il rapporto annuale 2009 stilato dal Mediatore della Repubblica invita gli italiani a riflettere, testimoniando "un deterioramento dei legami sociali tra gli amministrati e le amministrazioni, ma anche in termini di cittadinanza, dovuta, tra l'altro, a un contesto sociale teso, a un eccesso di razionalizzazione, che alimenterebbe la rabbia e il sentimento di ingiustizia nel cittadino". Un ritorno all'ascolto e al rispetto nelle nostre relazioni con gli altri potrebbe diventare presto una priorità.

L'aggressività nella società

È capitato a tutti di intrattenere sgradevoli conversazioni telefoniche con il Servizio clienti per il nostro abbonamento a Internet, o conversazioni con l'impiegato dell'INPS per una semplice richiesta di informazioni, con il risultato di mandare in frantumi ciò che rimaneva della nostra serenità. Lo stesso dicasi per le tasse, per l'assicurazione, per il servizio sanitario… L'elenco delle incomprensioni seguite spesso da alterazioni del tono di voce è davvero lungo! Secondo gli esperti, la nostra aggressività nei confronti delle aziende che causano disservizi è fondata: le imprese, infatti, promettono ciò che non possono mantenere, generando una duplice mancanza di rispetto, da un lato verso i consumatori (ovvero noi) e, dall'altro, verso i propri dipendenti, chiamati a svolgere il ruolo insostenibile di mediatori tra l'azienda e il consumatore. Il cliente, non essendo stato rispettato nelle sue richieste, se la prende con il dipendente dell'azienda, anche se tutti sappiamo che questa persona non è responsabile del disservizio di cui ci stiamo lamentando. Fatto sta che entrambe le parti vengono inghiottite in una spirale tanto strutturale quanto funzionale, a scapito del "pensiero dell'altro", che consentirebbe a ciascuno di provare ad ascoltare e a rispondere alle esigenze dell'altra persona.

Come reagire all'indifferenza dell'altro?

La nostra società moderna, dove il culto della prestazione individuale raggiunge l'apice, ci induce a una modalità di relazione in cui l'ascolto e il rispetto degli altri sono sempre meno presenti, finendo per alimentare un atteggiamento difensivo, che può persino arrivare ad assumere i tratti dell'indifferenza. Gli specialisti in "sofferenza" professionale parlano chiaro: la diffusione di modelli di lavoro che si basano per lo più sulla competizione inquina a poco a poco le nostre relazioni, anche nell'ambito della quotidianità. In ufficio, la lotta infuria: quando il futuro è incerto e si tratta più che mai di limitare il budget, il rischio è quello di perdere di lavoro. È in questa situazione di tensione che si percepisce la presenza degli altri colleghi come una minaccia da cui difendersi per salvaguardare il proprio posto di lavoro. Altrimenti perché litigheremmo anche in fila davanti al cinema, dove l'altro diventa potenzialmente un avversario per la conquista del posto migliore? Ormai questo atteggiamento di aggressività per difenderci da un potenziale nemico che scorgiamo nell'altro è quasi diventato un istinto. Un periodo difficile, oltre che l'inevitabile competizione tra aziende e colleghi di lavoro, mette fatalmente ciascuno sulla difensiva. Un comportamento a un passo dal diventare una modalità relazionale, tanto più che si basa su un profondo senso di precarietà. In quest'epoca del "ciascuno per sé", quando l'io non si sente (infine) più minacciato, scivola semplicemente nell'indifferenza. È normale! Sballottati tra il sentimento di diffidenza e la paura, ripiegarsi su se stessi può sembrare una soluzione di prima necessità. Tanto più che, presi dall'ansia e dallo sfinimento, è difficile dare agli altri delle attenzioni.

Relazioni sociali: cambiare è possibile!

Alzarsi per cedere il posto a una donna incinta sui mezzi di trasporto pubblici, dare informazioni sorridendo a un turista che si è perso, o parlare con il fornaio che strabuzza gli occhi in segno di sgomento nel sentirsi rivolgere gentilmente la parola, non dovrebbe essere poi così difficile. Per lo meno in teoria! Questo atteggiamento impone di abbandonare il mito creato di sana pianta dal nostro sistema individualista, ovvero questo essere umano competitivo, autosufficiente e polivalente che cerca in ogni modo di sottrarsi alla vecchiaia. Per vivere meglio insieme ed evitare il deterioramento delle relazioni, è quindi necessario ripristinare il nesso con due elementi propri della nostra umanità: l'interdipendenza e la vulnerabilità. Diverse personalità, a partire dal pensatore e scrittore Pierre Rhabbi, ci invitano a prendere coscienza del fatto che, da un lato, siamo legati gli uni agli altri, e che, dall'altro, siamo molto vulnerabili. Per cambiare sarebbe sufficiente cominciare a mostrarci attenti a ciò che accade intorno a noi, ad ascoltarci di più gli uni e gli altri, e a correre il rischio di commuoverci. Solo così potremo sviluppare l'ascolto e l'aiuto reciproco necessari per l'instaurarsi di nuove relazioni sociali, più serene e aperte all'accoglienza.

Catherine Maillard

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25/09/2013

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