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I pericoli di Facebook: l'ossessione del social network

La tirannia dell'apparire è al culmine! Su Facebook e nella vita reale, i modelli di successo sociale ci impongono codici e comportamenti per una vita da vivere al massimo. Ma è così necessario dare tanto spazio all'apparire per esistere ed essere felici? Quali sono i rischi di un tale comportamento? Lo psicanalista Gérard Bonnet ci spiega il fenomeno e come liberarcene.

I pericoli di facebook
© Getty Images

In una società dell'apparire come quella in cui viviamo, è quasi d'obbligo mostrarci continuamente su Facebook, metterci in mostra in occasione di riunioni di lavoro o durante incontri di tendenza, sforzandoci di dare sempre il meglio di noi stessi. "Il peso delle apparenze è diventato un fardello davvero pesante, di cui si sottovaluta la portata reale dei danni", mette in guardia lo psicoanalista Gérard Bonnet. E se cercassimo semplicemente di essere, anziché di apparire?

Mostrarsi per esistere

Questo bisogno di essere guardati dagli altri scaturisce dalla prima infanzia. "Grazie allo sguardo amorevole dei genitori, è possibile costruirsi un'immagine interiore positiva", continua Gérard Bonnet. Mostrarsi è dunque naturale e necessario. Il problema della nostra epoca nasce dal fatto che siamo divisi tra questo bisogno interiore prepotente e quello esterno di farci notare mostrandoci in forma, anche se si tratta solo di un'apparenza. La tirannia nasce dallo sfruttamento di questo bisogno che trae origine dall'infanzia e dall'obbligo di piacere a un numero sempre maggiore di persone. A coronare il fenomeno, il successo dei social network o dei reality show. Al di là dello sguardo benevolo e incondizionato, si viene giudicati, accettati e rifiutati! Da qui la corsa al look perfetto, alla dieta, all'eterna giovinezza, alla notorietà… Le star e le altre celebrità non sono le uniche a doverci fare i conti. Oggi chiunque può provare a partecipare a una trasmissione televisiva, come Italia's got talent o MasterChef, o eliminarne i concorrenti. Questi nuovi codici dettano in parte il tono adeguato da mantenere in ufficio, durante gli aperitivi con gli amici… e nelle relazioni di coppia.

I pericoli di Facebook

• La sottovalutazione del sé. Questo problema è ovviamente in cima all'elenco. Un sondaggio effettuato nel 2010 da Dove riferisce che solo il 2% delle donne ritiene di essere bella. Arenandosi negli sforzi di far coincidere l'immagine idealizzata di sé con quella delle riviste, le donne sarebbero diventate tiranne di loro stesse.

• Una solitudine estrema. Di fronte all'esigenza di apparire, sono sorte nuove fobie sociali, che generano unicamente un sentimento di estrema solitudine. "Quando sto con gli altri, ho sempre l'impressione di non essere all'altezza o di essere diverso", si lamenta Ivano. Chi è convinto di non corrispondere ai canoni in vigore finisce per prendere distanza dalle relazioni con gli altri, perché lo sforzo di adeguamento ai canoni sociali è talmente immane che l'individuo preferisce ritirarsi. "Queste persone vivono immerse in una profonda solitudine, con la sensazione che nessuno si interessi a loro", sottolinea Gérard Bonnet.

• Un sentimento di trasparenza. "In riunione non riesco a farne una giusta", racconta Olga. L'obbligo di essere assertivi, brillanti e sicuri di sé (almeno in apparenza) regola i rapporti professionali. Eppure sappiamo bene che "l'abito non fa il monaco"! Un detto che però non trova sempre un riscontro sul piano professionale. Risultato: chi non rispetta questi parametri, può sentirsi "trasparente". "Ho l'impressione che nessuno tenga conto del mio parere", dice Filippo. Questo vale anche per alcune cene in cui sono i più chiacchieroni a catturare l'attenzione.

• Una contraddizione deplorevole. Bellissima, felice in amore e direttore di produzione per una griffe di lusso, Giada non riesce a liberarsi dalla sensazione di vuoto interiore. Fa di tutto per fare bella figura, attanagliata dalla paura di scoppiare in lacrime senza motivo apparente. "Si tratta sicuramente della paura più insidiosa che colpisce le persone 'turbate' dall'attuale imperativo sociale", spiega Gérard Bonnet. L'obbligo di apparire fa mettere in scena una parte idealizzata di sé che finisce per accettare sempre nuovi diktat sociali che vengono mano a mano a imporsi. Tuttavia, la valorizzazione della propria immagine attraverso l'invio di segnali esterni di successo avviene sempre più spesso a scapito di un'altra parte di sé più sensibile ed emotiva.

Alcune soluzioni per uscirne

"Non teniamo conto delle conseguenze finché tutto ci spinge a lasciarci intrappolare dalle maglie di questa rete", si rammarica lo psicoanalista. La presa di coscienza è una tappa fondamentale per non lasciarci sopraffare dallo specchietto per le allodole che la società ci tende e per il quale ci imponiamo qualsiasi sforzo affinché ci restituisca un'immagine adeguata di noi stessi che, a conti fatti, si traduce in una sottovalutazione del sé. A tale proposito, la stima di se stessi è sicuramente una seconda tappa importante. Smettere di essere un tiranno con se stessi richiede di guardarsi con tenerezza, amore e benevolenza. D'altronde, "ognuno di noi ha bisogno di sentirsi unico", aggiunge il nostro esperto, e non di approvare uno stereotipo, un modello standardizzato. Non è così difficile! Ridare lustro al proprio blasone consiste nel valorizzare i propri doni e i propri talenti personali e nel riconoscere al tempo stesso le debolezze che ciascuno ha e che ci rendono umani. Infine, si può ricorrere all'umorismo per disintossicarsi dall'apparenza. Prendersi troppo sul serio contribuisce sicuramente a farsi "intercettare" da questo sistema. Ridere a squarciagola, fare le boccacce, essere talvolta anche irriverenti, piuttosto che politicamente corretti, ci permette di scoprire la nostra vera natura beffandoci dell'immagine idealizzata di noi stessi.

Catherine Maillard

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25/09/2013

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