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I difetti sono sintomo di intelligenza

“Una delle sventure delle persone molto intelligenti è di non poter fare a meno di capire tutto: i vizi non meno che le virtù”, disse Honoré de Balzac. A quanto pare aveva proprio ragione. O almeno, possiamo dire che la scienza sembra confermare questo suo pensiero. Stando ai risultati di diversi studi scientifici, molte caratteristiche personali o abitudini abitualmente considerate negative sarebbero in realtà tipiche delle persone intelligenti. Vediamone quali.

I difetti? Sintomo di intelligenza
© Getty Images

Stando ai risultati di diverse ricerche scientifiche molte debolezze umane sarebbero in realtà “sintomo” di una mente brillante.

Più ansia, più intelligenza

Se avete sempre associato al termine ansia una connotazione negativa, vi sorprenderà sapere che, secondo una ricerca condotta presso il Baylor College of Medicine, questo “disturbo” sarebbe legato a un più alto quoziente intellettivo. L’indagine, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in evolutionary neuroscience, ha coinvolto 26 pazienti affetti da disturbo da ansia generalizzata e 18 persone sane e messo in luce come un'unica sostanza chimica sia associata sia all’ansietà sia a un alto livello di intelligenza: la colina. In sintesi, i ricercatori sono giunti alla conclusione che le persone più intelligenti hanno ansie più intense. Sarebbe il risultato del processo evolutivo: l’ansia è un comportamento che induce a comportarsi in modo prudente, aiutando quindi a sopravvivere più a lungo. Si tratterebbe quindi di una strategia efficace per la salvaguardia della specie.

La ragazza "curvy" è bella. E intelligente

I fianchi larghi vi affliggono? Ma se sono sintomo di intelligenza! Avete capito bene. È questo il verdetto delle Università di Pittsburgh e Santa Barbara dopo aver esaminato 16mila donne. Quelle che presentano una maggiore differenza tra la misura della vita e quella dei fianchi hanno ottenuto punteggi più alti nei test per misurare il QI. C’è addirittura un rapporto ideale tra le due circonferenze: da 0,6 a 0,7. La possibile spiegazione è che le donne formose producano una maggiore quantità degli acidi grassi Omega3.

Essere primogeniti fa bene al cervello

Probabilmente solo chi ha fratelli o sorelle più piccoli può capire di cosa stiamo parlando: essere i primogeniti non è per niente facile. Ogni sudata piccola conquista personale, diventa cosa scontata per i più piccoli, senza contare che bisogna sempre mostrarsi modelli esemplari di comportamento. Una vera rottura. Fortuna che, è venuto fuori, tutte queste pretese hanno ottimi effetti sul quoziente intellettivo. Lo ha rivelato una ricerca condotta dal professor Peter Kristensen (un secondogenito!) dell’Università di Oslo, nella quale sono stati coinvolti 250mila soggetti tra i 18 e i 20 anni. I risultati hanno, infatti, mostrato una diminuzione del livello intellettivo con il diminuire dell’ordine di nascita. I primogeniti avevano in media un QI di 2,3 punti superiore rispetto ai loro fratelli e sorelle più piccoli. Tutta “colpa” dei genitori, più attenti a istruzione e disciplina alla prima esperienza.

Dipendenti (e intelligenti)

Potrà sembrare paradossale, visti i numerosi dati in merito al loro effetto nefasto sul nostro organismo (cellule cerebrali comprese), ma secondo la scienza la dipendenza dalle droghe leggere, così come la birra, hanno un legame con l’intelligenza. Della prima si è occupato uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, secondo il quale i bambini con QI più alto hanno più probabilità di sviluppare, da adulti, dipendenze da droghe leggere. Se per gli uomini si parla di un buon 50%, per le donne si arriva ben all’84%. Forse perché le persone con alto QI risultano più curiose e aperte alle novità della media. E non crediate che la ricerca sia basata su un campione ristretto: durata 5 anni, ha preso in considerazione ben 8mila volontari.

Un secondo studio, condotto dalla psicologa Jennifer Wiley presso l’Università dell’Illinois, ha invece analizzato gli effetti della birra, evidenziando il fatto che, udite udite, rende almeno temporaneamente più intelligenti e creativi. Dei 400 volontari sottoposti a quiz di logica e matematica, infatti, quelli che avevano da poco bevuto una “bionda” hanno risolto il 40% di quiz in più, con tempi inferiori.

Antipatici e intelligenti

È firmata nientemeno che dalla Harvard University la ricerca secondo la quale le persone intrattabili sarebbero le più intelligenti. Conclusione cui i ricercatori sono arrivati studiando un gruppo di scimmie bonobo e scimpanzé, ossia le più simili a noi umani. Nello specifico, a mostrare maggiore intelligenza e abilità nel problem solving sono stati i soggetti che potevano “vantare” almeno due caratteristiche tra: intolleranza per i meno intelligenti, irascibilità e scarsa pazienza, costante malumore. Perciò se per carattere ricordate vagamente il celebre dr. House potete consolarvi pensando che la scienza vi reputa più intelligenti. Non è detto che questo vi renda più graditi agli altri però.

L'intelligenza è donna

Non sarebbe un difetto, ma tale è stato considerato per molto, troppo, tempo l’essere donne. Finalmente una ricerca, i cui risultati sono stati resi noti dall’esperto del settore James Flynn, ha rivelato che l’universo femminile ha superato gli uomini in quanto a quoziente intellettivo. Se, infatti, dalla nascita dei test le donne erano solite registrare punteggi più bassi – tanto da aver convinto gli psicologici che differenze genetiche fossero alla base di tale gap – con il tempo il “gentil sesso” ha recuperato fino al sorpasso. Senza contare che il cervello femminile è cresciuto in dimensioni più di quello maschile. Flynn ipotizza, come spiegazione, il maggiore stress cui le donne sono sottoposte dovendosi giostrare tra carriera e famiglia, che le avrebbe portate a sviluppare capacità multitasking.

Cecilia Lulli

Scritto da

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08/07/2013

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