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Le regole della buona convivenza tra coinquilini

Più che un modo per far fronte alla penuria di appartamenti disponibili, la convivenza è diventata un fenomeno sociale. Le regole per la "sopravvivenza" con Frédéric de Bourguet, autore di Guide de la colocation (Guida per la convivenza).

La convivenza tra coinquilini
© Getty Images

Vero e proprio fenomeno sociale, la convivenza, seppure banalizzata nei paesi anglosassoni, conta numerosi seguaci in Italia e Francia, e non solo tra gli studenti. "Circa il 30-40% delle persone che convive ha un'età compresa tra i 35 e i 45 anni", segnala Frédéric de Bourguet, creatore del sito Internet Colocation.fr, promotore dei "giovedì della convivenza", e autore di una guida sull'argomento. Questo stile di vita, nato per esigenze economiche, si impone oggi come scelta comunitaria, come nuova difesa contro la solitudine urbana. Tuttavia, condividere uno spazio comune con persone "estranee" presuppone il superamento di alcune difficoltà relazionali e pratiche.

Non scegliere un amico

Convivere con i propri amici? A prima vista potrebbe sembrarvi una buona idea, ma in realtà non lo è. "L'intimità e l'amicizia non sempre vanno a braccetto", mette in guardia Frédéric de Bourguet. L'amicizia, che si fonda sulle affinità, potrebbe infatti non superare la prova della quotidianità, rivelatrice di divari significativi. È sufficiente che uno vada a letto presto e l'altro no, che uno sia disordinato e l'altro maniaco dell'ordine, perché la convivenza sia messa a repentaglio e il rapporto di amicizia vacilli. La vostra passione per la musica elettronica, per la meditazione zen o per lo sviluppo sostenibile non cambierà la situazione. La convivenza obbliga ad analizzare ciò che si intende vivere e ciò che non si desidera vivere. Tutto ciò richiede apprendimento e tempi di adattamento, più semplici da attuare con un estraneo.

Coinquilini: l'importanza di uno spazio comune

Elemento imprescindibile per una convivenza serena: lo spazio comune! L'esistenza di uno spazio neutro è fondamentale. "Attenzione quindi alla distribuzione degli spazi", mette in guardia Frédéric de Bourguet. Per questioni di spazio, si è tentati a volte a trasformare un salotto in camera privata, il che è possibile, purché la cucina sia sufficientemente grande per svolgere una funzione di spazio comune. La convivenza può continuare senza problemi solo se il prezioso equilibrio tra intimità e condivisione viene salvaguardato. D'altronde, è stato dimostrato che si possono evitare molte tensioni pagando una quota dell'affitto proporzionale allo spazio occupato.

Organizza il frigo

Il frigo deve essere organizzato, altrimenti si corre il rischio di moltiplicare le discussioni per l'assegnazione dei ripiani. "Si sa, il frigorifero è il luogo in cui si cristallizzano tutte le tensioni", assicura Frédéric de Bourguet. Infatti, è bene ricordare che il cibo sollecita il nostro cervello arcaico, primario, istintivo. Per evitare una nuova "guerra del fuoco" e accumulare rancori, imponetevi delle regole. Semplice: un ripiano o uno scompartimento a testa e uno spazio in comune, in modo tale da evitare la mescolanza di formaggio e verdure. Lo stesso vale per gli armadietti. Le regole possono sembrare rigide, ma perché una convivenza funzioni, è necessaria un'organizzazione perfetta.

Attenzione agli intrusi

Nella maggior parte dei casi, la convivenza riunisce persone single, che per definizione vivono una condizione transitoria. L'intrusione prende quindi la forma di un amico/a che si sistema in casa. Se necessario, meglio parlarne per rivedere la situazione. Perché? "La convivenza si costruisce intorno a persone che si scelgono, per cui è necessario discutere di qualunque elemento proveniente dall'esterno", risponde Frédéric. Un nuovo arrivato può rimettere in discussione il numero di persone che siedono intorno al tavolo della colazione o che aspettano di poter utilizzare il bagno al mattino. Dettagli lontani dall'essere insignificanti e che possono rovinare l'atmosfera. Lo stesso vale per gli amici che piombano in casa all'improvviso. Nulla vi impedisce di essere conviviali o festaioli, ma allo stesso tempo responsabili. Per evitare che convivialità sia sinonimo di baraonda, è bene stabilire una frequenza e un giorno per ogni coinquilino. Non è poi così difficile.

La suddivisione dei compiti in una convivenza

Convivere con altre persone presuppone una disciplina comunitaria rigida, a volte ancora più vincolante che nella vita di coppia. La suddivisione dei compiti, la spesa e le faccende domestiche devono essere ripartite equamente. Il modello più in voga al momento consiste nello stabilire turni settimanali: ciascuno a turno si occupa delle faccende domestiche e della spesa comune. Il vantaggio sta nella piacevole sensazione di essere in vacanza le settimane successive!

Catherine Maillard

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23/09/2013

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