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La solitudine è contagiosa

Da più di dieci anni, tre ricercatori americani studiano i dati di un vasto studio evolutivo condotto su una popolazione di oltre 5000 persone, residenti nella città di Framingham. Osservando le loro abitudini e condizioni di vita, hanno costatato che le persone che si sentivano sole erano relegate ai margini della propria rete sociale. Per'altro, tale solitudine viene trasmessa alla cerchia dei più intimi, come se fosse contagiosa.

La solitudine è contagiosa
© Getty Images

A sessant'anni dal suo avvio negli Stati Uniti, lo studio Framingham, che segue 5124 abitanti della città omonima (Massachusetts, USA), fra i trenta e i settant'anni, continua ad appassionare i ricercatori universitari. Tanto che John Capoccio dell'Università di Chicago, James Fowler (California) e Nicholas Chorstakis (Harvard) si sono interessati alle 12 000 interazioni sociali di queste persone (amici, familiari) e le hanno correlate al loro sentimento d'isolamento, di solitudine.

Hanno costatato che le persone che si sentivano più isolate, si ritrovavano alla periferia della rete sociale (punti blu nell'immagine qui sopra, che riunisce 1019 individui).
Questa sensazione d'isolamento tende inoltre a trasmettersi alla cerchia degli amici: avere un amico solitario (fisicamente, psicologicamente) il rischio di sentirsi di sentirsi isolati aumenta del 40 fino al 60%, mentre il fatto di avere "l'amico di un amico"solitario aumenta tale rischio soltanto del 14 fino al 36%, e per un "amico dell'amico di un amico" ci sarebbe un rischio supplementare del 6 fino al 26%.
Quando invece vi sono 4 gradi di separazione (amico di un amico di un amico di un amico), la tendenza all'isolamento non è più contagiosa.

Questo contagio sociale, messo in luce anche da altri studi sulla felicità, il tabagismo, l'obesità e perfino il suicidio, è più elevato nella cerchia degli amici che in famiglia. I tre autori pongono l'accento sul fatto che il sentirsi soli e isolati non implica la fine delle relazioni sociali, ma piuttosto un'insoddisfazione nei confronti di tali relazioni.
Le persone che sono o che si sentono sole tendono ad appartarsi, a diventare fataliste e dunque a contaminare il proprio entourage, generalmente prima di tagliare i ponti, se questo sentimento perdura.

È noto che le persone solitarie, psicologicamente o fisicamente (celibato, lutto, divorzio), sono maggiormente esposte alla depressione, ai disturbi del sonno e possono trovarsi in cattive condizioni fisiche. Questi risultati mostrano dunque quanto sia importante tener conto della rete sociale nel prendersi carico di un individuo nella sua globalità, in particolare nell'ambito di una cura: aiutare una persona che si ritrova
marginalizzata dalla propria solitudine (respinta ai margini) permetterebbe di stabilizzare l'insieme della rete.

Fonte: "Alone in the crowd: the structure and spread of loneliness in a large social network", JT Cacioppo, JH Fowler, NA Christakis, December 2009, Journal of Personality and Social Psychology Jean-Philippe Rivière

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04/05/2010
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